Controversi

Quasi non mi muovo.

- foto da Pixabay

Sono una persona a chilometro zero,

quasi non mi muovo

vivo ancorata al pavimento,

quando mi hanno licenziata

ho finto la giusta tristezza,

ignorano gli altri

chi sono gli altri da noi?

che mi aggiro in casa contenta,

attendendo lo strabordio del caffè che ribolle

mentre sul vetro batte una pioggia

fine e bianca fatta di nebbia o forse è ovatta,

mi piace star ferma ancorata

e dalla finestra fuori osservo la gente

cosa resta della gente se ne

siamo esclusi, come sbattuti?

si muove l’economia verso vette più alte,

tutto si muove mentre fletto le gambe

afferro le mattonelle sconnesse

trovo appigli nuovi, raggomitolo a terra

perché anche la terra sento che muove

vola assieme alle nuvole

lanciata dentro al Sistema

verso altre galassie,

e lo spazio tutto si muove dentro qualcosa

o forse è sospeso nel vuoto,

tutto fila via e scivola verso un buco nero

un portale parallelo,

e tutti paiono allegri

tutti saltano e corrono, conigli che lavorano,

e non si accorgono che il tempo se li porta

se li porta via,

le mie lancette spostate all’indietro

ogni giorno arretro di un’ora per

sfuggire alla corsa folle di un intero universo.

Daniela Del Core@2015

 

 

Eventi dal vivo

Metrò Poetry Slam a Bari. Vince Piero Sansò.

Una premessa è d’obbligo.

Senza il progetto di Poesia in azione della grande Silvana Kuhtz e la collaborazione con la LIPS, la bellissima serata di ieri non avrebbe avuto luogo. Ringrazio sia Ivan Dell’Edera della Cooperativa Kokopelli, che i ragazzi di Metrò21, che hanno messo a disposizione una location davvero suggestiva e singolare.

Vi posto uno scatto rubato ai tre finalisti e al MC Andrea Bitonto:

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– i finalisti del Metrò Poetry Slam 2015

Il vincitore è Piero Sansò, scrittore salentino che ha pubblicato il suo romanzo d’esordio I Ciclonauti con la casa editrice “I Sognatori” di Aldo Moscatelli.

Se volete informazioni o una biografia seria, potete trovarle qui Piero Sansò.

Qui finisce la parte seria e cronachistica del mio articolo.

Perché ognuno le cose le vive a modo proprio. La competizione tra poeti di ieri è stata avvincente, il pubblico era coinvolto ed entusiasta, l’atmosfera molto informale. Io sono stata stracciata al primo turno. I partecipanti dello Slam nutrivano tutti lo stesso dubbio amletico: declamare una poesia impegnata o una poesia d’amore.  Cosa avrebbe apprezzato il pubblico? Tra i partecipanti, un ragazzo di soli sedici anni, Bartolomeo Intranò,  ha mostrato tutto il suo talento in fieri.

Tra le vecchie conoscenze, l’amico e poeta Francesco Fittipaldi ha recitato i suoi testi, strappandoci più di un sorriso.

Donatella Gasparro, giovane poetessa pugliese e finalista al Campionato Slam 2014, è un talento tutto da scoprire e sono certa che sentiremo parlare molto bene di lei.

Ma il punto non è questo. Non è importante chi vince, l’importante è la poesia, penserete voi.

Nemmeno!

Quello che conta, è che tornando a casa, quasi a mezzanotte, mia figlia di quasi quattro anni, mi abbia domandato se avessi vinto la “coppa”. Le ho risposto quasi senza pensarci, dicendole che no, non avevo vinto. Ho poi aggiunto con entusiasmo che aveva vinto Piero, perché con il caro Sansò siamo diventati amici. A lei però non deve essere importato molto. Era piuttosto preoccupata:

“Mamma perché non hai vinto?”

“Eh non lo so, non si può vincere sempre. L’importante è divertirsi e partecipare.”

Non si rassegna. E riprende:

“Forse non hai vinto perché hai perso la poesia?”

Sorrido e rifletto. Forse ha ragione. Non stata molto poetica. Ha ancora un dubbio però:

” O forse perché hai perso la musica!”

Così ho pensato che i poeti vincenti sono quelli che non smarriscono mai la poesia. O che non perdono mai la musica. E che semmai dovesse accadere, si rimettono sulle tracce e le ritrovano intatte.

Deve essere per questo che ieri ha vinto Piero!

Una foto con tutti i partecipanti:

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Eventi dal vivo

Stasera alle 21.00 a Bari. Accorrete!

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– foto tratta dalla pagina FB Metrò 21

METRÓ POETRY SLAM al Metrò 21 Strada San Giorgio 21 a Bari ore 21.00.

Chi vuole potrà giocare il numero 21, non si sa mai che vinca!

Stasera il nostro MC o Maestro Cerimoniere Andrea Bitonto taglia il nastro della prima data in Puglia del Campionato di Poetry Slam 2015-2016, targato LIPS – Lega Italiana Poetry Slam.

Per chi si fosse perso la pagina FB dell’evento, eccola di seguito:

https://www.facebook.com/events/1497625407205414/1499299680371320/

I partecipanti saranno nove, vecchie e nuove conoscenze:

Donatella Gasparro, Mario Badino, Daniela Del Core, Francesco Fittipaldi, Francesco Carlucci, Piero Sansò, Fulvio Fontana Antonacci, Bartolomeo Intranò, Giuliano Carlo Logos De Santis.

Per chi si fosse perso il mio articolo su cosa sia un Poetry Slam e come si disputa, rimando all’approfondimento Poetry Slam

Vi aspettiamo!

Controversi

Vaneggiamenti.

 

Io non so se Hitler sia ancora vivo

e se Paul McCartney sia davvero morto,

non so se ogni giorno valga la pena di alzarmi

prendere le mie pillole per funzionare

per vivere ancora cent’anni.

Che senso ha invecchiare,

piuttosto morirei da giovane combattente

su un suolo glorioso,

non voglio ritrovarmi in fila alla posta

a picchiare sulla testa i pensionati.

Amleto che mi vieni in sogno,

tu pensa a Gesù che nasce e muore

dopo quattro mesi

ogni anno da duemila anni,

deve essere complicato.

Ora smetto di pensare,

ma tu dammi lo stesso

un cielo stellato

un bicchiere di vino

un caldo camino

un ciocco di ulivo

quattro baci

e le ruote a mezz’aria

di bambini incoscienti.

Daniela Del Core @2005

Controversi

Tutti giù per terra.

Contro chi parla a vanvera,

quanto vale la vostra vita?

Mettiamola sulla bilancia,

quanto vali tu che sparli al vento

di morti lontane e

di morti vicine?

Contro chi parla a vanvera,

quanto vale un siriano,

quanto un italiano,

e il francese seduto al Café

e l’americano che scendeva per le scale?

Quanto valgono le vostre parole

lanciate nell’etere come scorie

radioattive?

Contro chi parla a vanvera,

quanto vale il cordoglio dei parenti,

di una  madre che prega per il figlio,

per il figlio che ha perso la madre,

per un padre seduto al Bar,

in un’attesa congelata?

Contro chi parla a vanvera,

dovremmo stringerci in tondo

in assoluto silenzio,

e scacciare le bestemmie

e cantare strambe canzoncine,

per ricascare sulla Terra

da uomini e

da bambini.

Eventi dal vivo

Metro Poetry Slam a Bari. Chi viene?

Sabato 28 Novembre alle ore 21 si terrà il Metrò Poetry Slam a Bari, Strada San Giorgio. Per tutti i curiosi, per tutti i poeti o gli amanti del genere, l’ingresso è libero.

Il link dell’evento su Fb è questo:

https://www.facebook.com/events/1497625407205414/

Perché dovreste partecipare o assistere a un Poetry Slam? Copio qui un mio articolo scritto per il blog della Strana Famiglia e ve lo ripropongo. Buona Lettura!

“La poesia non è fatta per glorificare il poeta, essa esiste per celebrare la comunità”. M. Kell Smith

 

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– foto tratta da Wikipedia

– Sono stato a un Poetry Slam.

– Poetry… che? Che cos’è un’altra americanata?

E no signori, a dispetto del nome, non si tratta di un’invenzione americana, perlomeno non in senso stretto. Sì certo, un tale poeta americano Marc Kelly Smith ha inventato una formula di gara, con tanto di giuria popolare, estratta a sorte da un maestro cerimoniere (l’ Emcee), invitata a votare la migliore performance poetica della gara. E alla proclamazione del vincitore, si ricorda al pubblico astante e partecipante, che l’unica cosa che conta è la vittoria della poesia, la sua sopravvivenza ai tempi della crisi.

Già vi sento strillare il vostro disappunto. Vi sento mentre obiettate che si tratterà dell’ennesimo reading noiosissimo dell’opera omnia di un “pregamorto”, di un nerd malinconico, di un poeta casalingo, dei soliti quattro imbrattacarte perdenti e falliti, con un pubblico di dieci parenti, un cane, e due amici.

E invece no.

Il Poetry Slam riempie gli stadi di tutto il mondo, con gente che si arrabbia perché ha vinto la poesia più brutta, con il pubblico compiaciuto perché ha vinto la poesia più bella e via dicendo.

Perché non è un’americanata?

Perché prima dell’America, signori, c’era la Grecia. E nell’antica Grecia, la poesia era già viva e vegeta. Possiamo parlarne come di un genere letterario piuttosto apprezzato. La poesia nasceva come componimento recitativo. A volte il poeta sceglieva di ricorrere all’accompagnamento musicale con uno strumento a corde, la lira, da cui appunto lirica. La poesia si declamava nella pubblica piazza, c’era un poeta o un cantore e un pubblico in ascolto. La poesia non era uno sterile esercizio di scrittura, non era un affare privato tra il poeta e un foglio di carta, era un fenomeno sociale, uno scritto condiviso, un concerto dei sensi. Marc Kelly Smith ha il merito di averlo ricordato, di aver ridato alla poesia la sua originaria collocazione. Ha il merito di aver riportato la poesia tra la gente, in barba ai critici accademici, agli esegeti imbalsamati, ai chiosatori di concorsi letterari. La poesia ridiscende tra il pubblico, circola tra le strade, s’impadronisce dei bar, delle librerie, delle Chiese, dei chiostri, fluisce tra i giovani.

La poesia è voce, ma non dobbiamo pensare al poeta che scrive un testo e lo declama, avvalendosi di un accompagnamento musicale. Il poeta scrive il suo testo e lo declama con la sua nuda voce. La poesia riacquista il suo mezzo, la poesia ritorna all’origine. Non ne siete convinti?

Circola voce nei testi scolastici di storia letteraria, che il primo testo di letteratura italiana sia il famoso “Cantico delle creature” di San Francesco d’Assisi. Ebbene sì Signori, il Cantico fu scritto per essere cantato. Le leggende francescane affermano che Francesco ne compose anche la musica.

Sul rapporto tra musica e poesia, vi invito a leggere un articolo molto interessante di un poeta italiano, scrittore e performer, che ha importato per primo il Poetry Slam in Italia. Si tratta di Lello Voce. L’articolo lo trovate sul suo sito  al link: http://www.lellovoce.it/spip.php?article665

Nel frattempo, l’invito che vi faccio è di continuare a leggere poesia, ma se vi dovesse capitare l’occasione, andate pure ad ascoltarla.

Per approfondimenti

http://marckellysmith.com/

http://www.lellovoce.it/

http://www.lipslam.it/

Controversi

Sul coraggio. (che mi manca)

DDC
-foto di DDC

Quando cominciasti a ridere,

ti avevo detto che avrei scritto

una poesia sul coraggio,

te lo dissi con occhi limpidi

con un sorriso pieno

che si chiuse

implodendo

in una smorfia di dolore.

Sul coraggio;

cosa potrei dire sul coraggio

che non ho?

Forse potrei sulla mancanza

di una qualità che

mi avrebbe fatto comodo

nella vita quotidiana

per smontare le risa di sprezzo

che mi s’infrangono

dritte sul naso,

avrei potuto risponderti qualcosa,

intimarti di smettere,

torcere lo sguardo,

avrei potuto,

se non fosse per quest’assenza

di coraggio.

 

dal Coraggio, collana I SEMI di Poesia in azione, Secop 2015.

 

 

dai Maestri

Girotondo in tutto il mondo

Un omaggio a Gianni Rodari.

Le sue parole oggi più che mai attuali e praticabili.

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– disegno DDC

Filastrocca per tutti i bambini,
per gli italiani e per gli abissini,
per i russi e per gli inglesi,
gli americani ed i francesi,
per quelli neri come il carbone,
per quelli rossi come il mattone,
per quelli gialli che stanno in Cina
dove è sera se qui è mattina,
per quelli che stanno in mezzo ai ghiacci
e dormono dentro un sacco di stracci,
per quelli che stanno nella foresta
dove le scimmie fan sempre festa,
per quelli che stanno di qua o di là,
in campagna od in città,
per i bambini di tutto il mondo
che fanno un grande girotondo,
con le mani nelle mani,
sui paralleli e sui meridiani.

di Gianni Rodari

Controversi

A mia figlia.

La mattina che mi alzo e

decido di stare bene

provo anche questo trucco

e lo so che è una magia da

prestigiatore scalzo,

la mattina che decido

riesco anche a stare bene,

e penso che la mente

si possa ingannare a piacimento

quasi mi spavento,

quasi non ci credo

sia così facile

ingannarci a piacimento,

la mattina che decido

è quasi sempre surreale

il sole è poco limpido

il cielo nuvolo

il caffè annacquato,

quasi mi spavento che

tutto l’universo

obbedisca a questo trucco

da mago di cartacce.

La mattina che decido

di essere felice,

incontro poche facce

ascolto molti silenzi:

il latrato del mio cane

che mi aspetta in cortile,

il gatto che reclama cibo

il ticchettio dell’orologio.

Soltanto il suo sorriso

non è mai truccato,

ha la forza di un istinto

che prorompe

e mi rimette al mondo.

 

Ogni giorno rinasco da mia figlia.

Daniela Del Core @2015

Scrittura creativa

Il plagio in Letteratura.

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Che cosa è un plagio?

È un furto bello e buono. È un copia-incolla dalla “proprietà intellettuale” di qualcuno con giustapposta la firma del ladro. Un reato oggi perseguibile. Una contraffazione.

Un tempo non esisteva il concetto moderno di proprietà intellettuale, il sapere apparteneva a tutti, insito nella tradizione orale, e nel corso dei secoli i cantastorie si tramandavano spensieratamente le storie di altri narratori, di testimoni oculari, l’Odissea di Omero, la tristezza ingenita di Enea, il diluvio universale.

Maledetto colui che un giorno recintò un pezzo di terra e disse: “È mia”. Un pensiero però non è un pezzo di terra. Non puoi recintarlo. Qualcuno può prenderlo in prestito e farlo proprio. Infine, può fare una cosa che cambia le carte in tavola e che rovescia la prospettiva della questione.

Signori e signore, lo rielabora. Può succedere che lo migliori sino al punto di farne un vero e proprio atto creativo. Nasce così l’Orlando furioso del grande Ariosto. Chi darebbe del ladro a Ludovico Ariosto? Eppure l’illustre scrittore attinge al ciclo carolingio e al ciclo bretone, affonda le mani nel poema incompiuto del Boiardo, ne prende nomi, ambienti, situazioni, e trame, per portarlo a compimento. Il risultato è un classico della letteratura italiana.

E che dire di Shakespeare? Uno scopiazzatore. E di Dante? Che cosa ha inventato Dante? Niente. Come niente? Che razza di risposta è: “Niente”?  La risposta non piace, perché è la domanda a essere sbagliata. La domanda più corretta sarebbe: “Che cosa ha reinventato Dante?”. Il plagio cessa di esistere nel momento in cui una parola, un’idea, un’immagine è rielaborata.

Lo scrittore non crea quasi mai dal nulla. La storia, per dirla con le parole di Tabucchi, è già lì che aspetta di essere raccontata.

Non possiamo appropriarci delle parole come se fossero nostre. E neppure delle idee. Le idee non sono cose su cui esercitare il possesso. Le idee circolano, fluiscono, creano scuole di pensiero. O dobbiamo immaginare che gli stilnovisti facessero a gara computando versi di cuore e amore? E di dame gentili che salutano, dispensando grazia divina? Esiste il topos di un artista, ma anche il topos di un’intera epoca, che tende a ripresentarsi ciclicamente.

Tutti scrivono e tutti vogliono essere tutelati ed è certo un diritto sacrosanto. Però, c’è un però. L’ho chiamato “Teorema di Epicuro”.

Il grande filosofo greco tra una meditazione e una lezione, arriva a negare l’esistenza di Dio. Il suo ragionamento è in fondo di una semplicità disarmante. Egli trova paradossale e illogica la coesistenza di un Dio amorevole e la malvagità umana. Epicuro non ci dorme la notte. E anche noi spesso facciamo sogni agitati.

Che c’entra tutto questo con il plagio letterario?

Immaginiamo per un attimo che all’epoca di Epicuro vigili una severa normativa che vieti il citazionismo e che tuteli rigidamente il diritto d’autore. La lezione di Epicuro sarebbe terminata là. Non avrebbe conosciuto riprese e rivisitazioni. E neppure anatemi. L’apostolo Paolo ricorda ai Corinzi di non farsi corrompere dalla filosofia dilagante:

Mangiamo e beviamo, poiché domani morremo.

Lorenzo il Magnifico nella Canzona di Bacco, uno dei Canti carnascialeschi più noti, scrive in un ritornello intenso e quasi ossessivo al pari di una formula magica:

Quant’è bella giovinezza 
che si fugge tuttavia!
Chi vuole esser lieto, sia,
di doman non c’è certezza.

Il giovane Giacomo Leopardi, di cui non si può certo dire fosse a corto d’immaginazione, chiude il suo Sabato del villaggio con i versi:

Godi, fanciullo mio; stato soave,
Stagion lieta è cotesta.
Altro dirti non vo’; ma la tua festa
Ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

Sì, ma a cosa vuole portare questo teorema?

La splendida Vivien Leigh, nei panni della capricciosa Rossella O’hara, pronuncia per tutto il film Via col vento una frase che la caratterizza più di qualsiasi aggettivo: Ci penserò domani. E la battuta finale che consegna il lavoro di Victor Fleming alla galleria dei capolavori cinematografici, è sempre la stessa:

“Dopo tutto, domani è un altro giorno”.

ecco, nel momento in cui guardiamo commossi e rapiti l’ultima sequenza di celluloide, ringraziamo la generosità intellettuale di Epicuro.

L’uomo contemporaneo soffre di uno sfrenato individualismo, di un esibizionismo narcisistico, e di un’avarizia spropositata. Non vuole concedere nulla. Lo scrittore contemporaneo è una diva ritrosa davanti all’obiettivo, perché non si è rifatta per tempo il trucco. Litiga al bancone del bar, perché qualcuno nell’etere o nel web si è impossessato di una sua massima, ipotizza reati di plagio ovunque. È un plagio maniaco. Laddove scovi una sequenza di anche solo tre parole di fila che riconosce come proprie, l’autore presumibilmente defraudato comincia ad agitarsi e a urlare al furto di proprietà. Rivuole indietro i suoi concetti intatti così come li aveva pronunciati, ignorando che questi ultimi evolvono nel passaggio da una testa all’altra, nell’alterazione del tono di voce. Sono pulci che saltano tra crani pensanti. E non ritornano mai, nudi e crudi com’erano. Indossano strani cappelli, camminano su tacchi più alti, si danno più arie e sono di solito più smaliziati e più aggressivi e più veri e più facilmente condivisibili, al pari di un vecchio proverbio o di un antico adagio.

L’argomento è vasto e non si può certo esaurire in un articolo. Voglio però ricordare che troppo spesso tendiamo a considerare il plagio dal punto di vista del presunto innocente plagiato, che si vede sottrarre la sua opera dal plagiaro.

Che cosa succede però se il presunto plagiato in realtà è in malafede e la sua accusa di plagio è una calunnia vera e propria?

Accade che Paul Celane, nell’arco di vent’anni subisca tre campagne diffamatorie, intentate dalla vedova del poeta Goll, che lo accusa di aver plagiato il defunto marito. Accade che Paul Celane, seppure innocente, si uccida.

Se la contraffazione è certamente deplorevole, un’accusa infondata di plagio è un tentativo di omicidio colposo ai danni dello scrittore sventurato, nonché uno strumento nelle mani del Potere per il controllo della scrittura.

PS. Per scrivere il presente articolo, sono stati citati più di dieci autori. L’autrice inoltre, potrebbe aver letto e rielaborato in modo più o meno consapevole il saggio di Marie Darrieussecq.