Controversi

La solitudine del dollaro in salita (dagli esordi tardivi).

La solitudine del dollaro in salita adesso è un libro. Qualcuno tra quelli di Edizioni Ensemble ha pensato bene? di pubblicarlo. Eppure avevo scritto da qualche parte di non farlo, ma non mi hanno voluto ascoltare.

Dicono si tratti di una raccolta poetica, che continuerò a chiamare per quello che è, un quaderno in controversi, in versi arrabbiati, dove la speranza è morta e attende un’improbabile resurrezione.

In verità, a dirla tutta sono quasi dispiaciuta. Il mio titolo si aggiungerà a cento altri titoli, di cui nessuno è, o sarà mai, la Vita Nova. Non ne abbiano a male i giovani editori di Roma, ma nessun uomo dovrebbe prendersi troppo sul serio. E io sono pure una donna.

E devo avvertire i lettori che aprendo il libro, non ne usciranno farfalle, ginestre, rondini, baci a profusione, ma neppure elenchi telefonici o liste della spesa. Però chi mi legge da un po’ e per questo vi ringrazio, sa già tutto.

Per chi volesse acquistare il mio primo libro, può cliccare qui o andare nella sezione Libri aperta per l’occasione.

Allego foto della copertina, bianca e nera, essenziale.

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Un pensiero ai silenziosi lettori del blog.

Alla prossima.

Controversi

Simulazioni.

I malati non guariscono davvero

annuiscono per educazione

o per non essere internati,

il medico ha giocato tutte le sue carte

sorride solo da un lato della bocca

fa quasi paura il suo diploma adesso,

i malati dissimulano la guarigione

per uscirne vivi.

I malati somigliano ai vecchi che

smettono di lamentarsi.

Fingono di ricordare tutte le date

nascondono le cadute fuori casa

le pietanze bruciate,

perché è un attimo

ed è subito ospizio.

 

Daniela Del Core @ 2017.

Controversi

Non è.

Ripetere non è vivere di nuovo

le stesse pose sotto una chioma

più candida la tua comparsa in questo

mondo che non riconosci tuo

(ma non è mio)

sono sempre gli altri da noi a non capire

che ripetere la cena dopo il pranzo

dovrebbe al fine stancarti o illuminarti

con una nuova combinazione delle idee

di come allontani il bicchiere dal piatto

ogni giorno mi sembra più lontano

dall’orbita delle rimostranze rosolate.

Versare miele sulle ferite o sulle croste indurite

scaldare il latte al mattino o alla sera

lamentandosi del caldo e del freddo

non domandarmi ancora per quanto

la tovaglia andrà lentamente ingrigendo al calcare

nonostante i bagni di aceto e sidri di mele

ripetere le medesime azioni con parole nuove

potrebbe essere la giusta spia del motore

o non è identico il modo in cui spargi il sale

sulla portata di carne o alle tue spalle con ironia? forse,

cambia la tua voce l’inflessione supplichevole

ogni notte la lagna addormenta il bambino

soddisfatto pare da come atteggi le labbra

ripassare la sera quel che si è concluso di giorno

e trovarsi in pace con se stessi all’orizzonte di un sogno

disperarsi al mattino trascinandosi

da una camera a un’altra,

compiere il rituale solito al lavabo schizzato

insaponare le mani dal basso verso l’alto

per bene saranno morti tutti i batteri nel cosmo

e nella tua bocca? badare che non trasmigrino

conosco colonie stabili nel cervello oramai autonome

e ognuno fa il suo mestiere

a ognuno il suo upgrade di livello

ripetere non è vivere le stesse cose.

 

Daniela Del Core@2017.

Controversi

Nessuno mi può pubblicare.

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Nessuno mi può pubblicare

o condividere facilmente come un sorso

di caffè odoroso o un morso di pane.

Nessuno può davvero cliccare fino

in fondo la mia anima pixel

senza sentire un tic nell’osso profondo

rosso il cuore virtuale che espande

oltre i limiti la sua figura.

Nessuno mi può linkare

senza una richiesta carismatica

o insensata la tua vena ironica,

entrare dal tuo al mio in un secondo

pensare le stesse parole di seconda mano

la tua mano rapida più del piede

la tua schiena curva sui miei pochi segreti

spiccioli gettati in rete o nel cappello

dell’informatore approssimato al difetto.

Nessuno mi può citare edita

inedita la mia voce e la bocca

lucida d’olio e di odio trabocca

dalla tastiera allo schermo

il tuo disappunto tragico

per una time-line vuota.

 

Daniela Del Core@2017.

Controversi

Per difetto.

Tutto l’universo

di cui non spieghi il senso,

risiede in una formula

semplice,

che sfugge alla mente.

Un numero dietro una pietra

un altro in un bambino,

una cifra tonda nei tuoi occhi

di nocciola,

uno strascico decimale

infinita la mia ombra,

perché a questo mondo

come nell’altro,

mi capitò

di essere un fratto

dentro,

un irrisolto

non arrotondato.

 

Di qui

il mio malessere quotidiano.

 

Daniela Del Core@2016

Controversi

I tormenti dell’agnostico.

Come faremo a sopravvivere al vento di bonaccia?

 

che ci faccio in questo mondo

 

All’onda lunga che ci scompiglia la pancia e

la testa malata vuota e piena come una brocca,

come faremo a sopravvivere alla morte che avanza?

ogni giorno più vicina, ci allontana dal punto di nascita.

 

ci faccio quel che posso

 

Come faremo a sopravvivere al dolore che annebbia

alla lama arroventata

a vivere fino a quando ci capita,

che non ci caschi il cielo sulla spalla

come faremo a sopravvivere alla vecchiaia?

 

quando non ne posso più

 

Come faremo a saltare in aria con il sorriso sulla faccia

a chiudere gli occhi in devota assoluzione

a ringraziare un qualche Signore?

 

piglio le gambe e mi butto giù.

 

Come faremo a sopravvivere al vento di bonaccia?

 

Daniela Del Core@2016.

Controversi

Ai nati di donna.

Gli uomini e le donne sono uguali

cambia soltanto qualcosa nel corpo e nella mente

mi pare poco sufficiente per porgerla

in sposa a dieci anni infiocchettata da nastri

o infilata nella nera iuta,

perché l’uomo si veste e la donna si difende

l’uomo si sveste e la donna si denuda

l’uomo lavora e la donna si adempie,

uguali davanti alla legge ma non troppo

diversi ma non troppo simili

se è debole la donna

schiacciata nel mortaio degli uomini,

se una donna pensa con la propria testa

e non con le teste d’altri

deve muoversi da consumata spia sovietica

in una folla di maschi accalorati

un ninja in trasparenza a sfuggire sguardi

parole inopportune

giudizi etici politici e sociali,

deve la donna in bilico con otto braccia

parare i colpi e raccogliersi da sola

per strada deve raccogliere le sue quattro ossa

i pochi stracci

la sua valigia

scappare emigrare farsi largo

sulla scala sociale

sfondare il tetto dell’inferiorità

combattere contro la mediocrità di taluni

che la vogliono a casa inerme inerte

come un gas incolore inodore anestetica,

donna che assente col capo

donna che diventa capo,

crudele donna al comando che

non trova un uomo che la domi

una giovane puledra che recalcitra

che quasi t’implora lo schiaffo

come i cavalli la frusta o

i buoi il giogo sul collo

per essere meglio condotti.

Gli uomini e le donne sono uguali

solamente un quid pericoloso

uno scarto periglioso

sotto l’addome più sotto l’ombelico

dal quale tutti nascemmo,

per una sorta di amnesia

non ricordiamo il ventre collettivo

la donna col bambino

al quale non si apre il corridoio

si nega la precedenza

la destra l’antecedenza,

se è il sole che sta fermo o

è la luna a girargli intorno

se nacque prima la gallina e dopo

soltanto dopo nacque l’uovo.

Controversi

Nella migliore delle ipotesi.

E Dio creò i cieli e la terra e

il passaggio tra l’Atlantico e il Pacifico,

il silicio cominciò a cantare nei vapori

d’olibano,

l’acqua si raccolse negli orci di creta

il sole rimboccò la coperta alla luna

le stelle fremettero di lontano,

fluirono le parole e la scrittura

si fece mattina e si fece sera

si fece buio e luce tutt’intorno.

E fu a Città del Capo che

s’adunarono le anime alla sorgente

nel corridoio comunale

vibrarono le mattonelle ai passi,

s’aprirono e si richiusero le porte

s’accorciarono le code al battere dei timbri

rintoccavano da ore le medesime ore,

mentre qualcuno protestava

qualcuno sonnecchiava

qualcuno si organizzava

in sindacati,

soltanto tu ed io avanzavamo ordinati

verso un destino imprecisato,

la mano nella mano e il passo spedito.

 

Controversi

Ho bisogno.

Ho bisogno di acqua e di farina

di fango per l’impasto

ho bisogno di un tavolo e

di questa pianura inaridita,

di mani che lavorino l’argilla

di parole che leniscano

ho bisogno di un sorriso contro i declivi

ho bisogno di una terra e di un porto

di una linea apparente tra il sopra e il sotto

tra il futuro e il presente,

ho bisogno della distesa che muove

piccole onde di vetro riflettente,

ho bisogno di un finale consistente,

di una rosa senza ogm,

di anime animate da una buona intenzione

di una rifrazione

di un pensiero stellato

ho bisogno del calore di un gesto, l’occorrenza di un cenno.

Ho bisogno di altro e di questo.

Daniela Del Core@2016