Controversi

Vite sostenibili.

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Lo so che sono fuori dal mondo

che non faccio girare l’economia che gira

che mi fermo a ogni pié sospinto

per pensare a come migliorare,

lo so che sono fuori dal lavoro

e da certe logiche di mercato

perché me ne sto a sorridere tra i suoi giocattoli

a sfornare il pane anziché comprarlo

a spuntare i semi anziché gli impegni,

lo so che mi sono presa il lusso

di non lavorare troppo che stanca,

il tempo sconfinato del non dover far niente

al di fuori del vivere e del crescere,

siamo le briciole dei nostri biscotti

viviamo in un acquarello senza fine

senza attese senza pause

siamo uno scroscio d’acqua che sorride,

c’è sempre tempo per pagare

non c’è poi tempo per vivere bene

adesso per vivere bene,

per vivere.

Adesso.

 

 

Controversi

?Anime dubbiose.

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– foto di Daniela Del Core.

Ci rincontreremo in qualche modo

in uno di quei cortili di luce pomeridiana

con il cuore in leggera malinconia

per l’abbozzo crepuscolare,

ci rincontreremo alla foce di un fiume purissimo

gocce evaporate nel turchino

con il latrato di un cane secolare

una corda per saltare su una gamba soltanto

la boccia a colpire il boccino

la barba di un padre che spunta all’angolo

il sorriso fiero di una madre

e non sapersi né vivi né morti

se sono cotti i biscotti o ancora crude

le nostre anime,

dove vanno le nostre anime viventi?

Muoiono nel corpo ed emigrano rondini

verso il Maghreb affacciato sull’Atlantico

a ventilare la sabbia?

Ritornano alla fonte come

salmoni nella corrente dolciastra?

Ci rincontreremo in qualche modo

nel corso e nell’andare e nel venire

da qualche parte in quale guisa

ci rincontreremo al fine felici

e ci ritroveremo aghi nei pagliai galattici

negli attici dei Signori forse

nei giardini edenici o

nei limbi nostalgici.

Dove se ne vanno le nostre anime viventi?

Daniela Del Core@2016.

Controversi

Cronache dal Terzo Millennio.

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– per gentile concessione di Francesco Malavolta, il fotografo dei migranti.

 

Anche i bambini smisero di cantare

in una guerra trascinata

era abituale piangere e stridere

nel fango strascicare i passi lenti

usuale il silenzio funereo dei passeri

l’esplosione rossa di uomini

tra flash di fotografi e tripudi di telecamere

graffiarsi la pelle nei rovi di more

sotto il volo dei rondoni,

era frequente nel terzo Millennio

il sospetto e la nera diffidenza

il morso nello stomaco tra fame e terrore

la sete che prosciugava la Provvidenza

il sacco in spalla e le stelle da soffitto

attraversare un mondo diverso

dai confini spinati

attendere un via, un permesso

fare istanza all’esistenza

sulla terra che rivoluzionava da secoli

presentare la domanda a

riunire la famiglia

qualcuno aspettava di radunare la famiglia

attorno un tavolo di legno caldo,

bambini cessavano i girotondi

assieme agli adulti in viaggio per mari ostili

dismettevano i giochi come vecchie vetture

in viaggio per alture sconfortanti,

da lontano filari di scudi in plastica

prendevano vita tra giubbotti militari

a ogni piè sospinto, a ogni preghiera di perdono,

era consueto dall’altra parte della barricata

sentirsi impotenti

scuotere le sottane dei politicanti che

giocavano a nascondino dietro le tende oscuranti

intercedere per gli indifesi

sentirsi impauriti al battere di ciglio

allo sbattere di una persiana azzurra,

di certo faceva comodo a qualcuno

il rischio calcolato, il rischio contenuto

il cane che mordeva la mano del padrone

il padrone incerto prima dello sparo,

tremavano anche loro

senza ammetterlo,

si impettivano nelle camice bianche

nei discorsi inamidati

nella redingote di lana tinta

dichiaravano guerra lanciando bombe nell’aria

come coriandoli di acciaio al tramonto.

 

Ricevevamo cronache dal Terzo Millenio

sotto una coperta di lana grezza

da un Medioevo risorto.

Daniela Del Core@2016

Controversi

La trottola.

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– dipinto di Cinzia Locatelli.

 

 

Di certo chi si avvita su se stesso

mostra il panorama di una trottola vorticosa,

non distende il popolo su una mappa colpita

dalla luce lunare che ridisegna i confini,

a presentare inedite letture

soluzioni e indizi

utili all’umanità tutta che se ne serve.

A chi mai servirà il brontolio isterico

del poeta piangente sulla sua condizione di salice?

Sarebbe meglio lo scroscio nervoso sulla foresta

il rumore della neve sui continenti

il mare tutto che si agita all’unisono,

che ce ne faremo di un singolo applauso,

di un verso complicato al bambino perplesso

non trova la trottola che si è persa

si è fatta poeta sulla carta crespa.

Che se ne faranno del poeta piangente

salice a perdere le foglie precarie

su un lago traslato nel cielo?

Daniela Del Core@2016

Controversi

Una donna.

 

Ti perdono l’affetto e parto

so esserti dolorosa questa mia

voglia di sfuggirti come da una trappola

ti perdono l’amore al napalm

la campana di vetro cresciuta a mia misura

un giorno l’ho spaccata nel punto frangibile

una nebbia di cristalli implose sulla testa

una festa di brillantini ricadde a terra

è stato bello guardare oltre la bolla

il sapone gli occhi mi arrossava d’acqua,

ti perdono l’amore che mi hai dato

denso come melassa

da rimanerci impigliati per giorni interi

a non muovere un passo verso una libertà

che mi spettava

che tardava alla fermata,

ti perdono questa colpa che dici non esser tale

che dici non esser tua,

è mia

è mia che non capisco le logiche di mercato

le strategie a doppio fine

i falsi mandati i falsi attentati,

ti perdono il mastice con cui mi hai

incollato le ali

per tenermi a terra per tenermi a terra

a bassa quota

a non poter giocare in alto con i gabbiani

che esistono ancora e li vedo.

Farmi un’ala di colomba vorrei

una piuma di aquila

per librarmi via da te

quercia resinosa radicata fin dentro

al centro della terra

che non mi hai fatto mai volare

che non mi hai fatto mai volare.

Perdona questa mia facile condanna

mi è più semplice adesso guardarti

invecchiare

allentare la stretta e scivolare via da te

sono un pattinatore maldestro

che sublima sul ghiaccio,

mi  hai scombinato il cervello

riordinarlo è incastrare le tessere a caso

le incastro a caso e scivolo o volo o scio.

Controversi · Eventi dal vivo

Talento da poeta – Daniela Del Core ex aequo con Carmela Piscopo.

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– io.

Talento da poeta della Secop edizioni  di Corato è una sorta di gara poetica estemporanea in più tappe, al termine della quale, la giuria di esperti decreta tra i partecipanti, i finalisti che potranno accedere alla serata finale, che quest’anno si terrà Giovedì 23 Giugno 2016, nel corso della Notte Bianca della Poesia. Al vincitore della Serata Finale, sarà dato in premio la pubblicazione di una silloge poetica, all’interno della Collana SECOP Start.

Ciò premesso, ieri si è disputata nel Palazzo della Cultura a Modugno, la seconda tappa di Talento da poeta all’interno della quale vi è stata la presentazione de L’impero d’inchiostro di Giuliano De Santis, rapper e performer di Poetry Slam, vincitore dell’edizione Talento da poeta 2015.

Un ringraziamento particolare ai poeti e performer Andrea Bitonto e Donatella Gasparro per la declamazione dei loro testi.

I vincitori:

ieri ho vinto ex aequo con una poetessa alla sua prima performance estemporanea, Carmela Piscopo.

E siccome il mio spazio vitale è la poesia, vi posto quella con cui ho vinto:

Ai nati di donna.

Gli uomini e le donne sono uguali

cambia soltanto qualcosa nel corpo

e nella mente mi pare poco sufficiente

per porgerla in sposa a dieci anni

infiocchettata da nastri

o infilata nella nera iuta,

perché l’uomo si veste e la donna si difende

l’uomo si sveste e la donna si denuda

l’uomo lavora e la donna si adempie,

uguali davanti alla legge ma non troppo

diversi ma non troppo simili

se è debole la donna

schiacciata nel mortaio degli uomini,

se una donna pensa con la propria testa

e non con le teste d’altri

deve muoversi da consumata spia sovietica

in una folla di maschi accalorati

un ninja in trasparenza a sfuggire sguardi

parole inopportune

giudizi etici politici e sociali,

deve la donna in bilico con otto braccia

parare i colpi e raccogliersi da sola

per strada deve raccogliere le sue quattro ossa

i pochi stracci

la sua valigia

scappare emigrare farsi largo

sulla scala sociale

sfondare il tetto dell’inferiorità

combattere contro la mediocrità di taluni

che la vogliono a casa inerme inerte

come un gas incolore inodore anestetica,

donna che assente col capo

donna che diventa capo,

crudele donna al comando che

non trova un uomo che la domi

una giovane puledra che recalcitra

che quasi t’implora lo schiaffo

come i cavalli la frusta o

i buoi il giogo sul collo

per essere meglio condotti.

Gli uomini e le donne sono uguali

solamente un quid pericoloso

uno scarto periglioso

sotto l’addome più sotto l’ombelico

dal quale tutti nascemmo,

per una sorta di amnesia

non ricordiamo il ventre collettivo

la donna col bambino

al quale non si apre il corridoio

si nega la precedenza

la destra l’antecedenza,

se è il sole che sta fermo o

è la luna a girargli intorno

se nacque prima la gallina e dopo

soltanto dopo nacque l’uovo.

Daniela Del Core@2016

Stay tuned…

Controversi

Per celia, ma non troppo.

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–  foto di Daniela Del Core

 

Lui mi ama è certo

è noto ai più che ci conoscono

e sono forse in pochi

ma che mi ama è sicuro

perché mi ha regalato un cingolato,

uno di quei Suv con cui puoi schiacciare

le vetture delle altre donne,

microscopiche

usate e logore di anni,

ferme nei box dei vecchi signori,

arrugginite dentro e fuori e nel cuore

del motore che gratta e non spinge.

Che Lui mi ama è indiscusso

perché circolo su un carroarmato gommato

per strada mi scansano gli  uomini diffidenti

che non possono amarmi in tal guisa,

che non possono fidarsi della mia guida

e della mia cucina o dei miei sbagli

grossolani e dei raschi

sulle fiancate rinforzate.

Che Lui mi ama è assodato

da tempo so che è un decerebrato

che sacrifica la sua pelle per la mia

che mi monta gli airbag sotto ai piedi

e sulla fronte che spesso picchio contro pali immaginari.

Mi ha montato dei sensori tutti intorno

perché non mi vengano a sbattere e a urtare

i cattivi pensieri, i ciclisti saltuari,

i pedoni accecati per la fame e la fretta,

i motori roboanti che fanno solo fumo

come un pugno duro dritto negli occhi.

Che lui mi ama è lampante

lampeggiante e roteante per l’occasione,

sono a bordo di un’astromacchina spaziale

per il troppo amore.

Daniela Del Core@2016

Controversi

Re spinta.

Rosseggia il sole fuori

bambagia bianca il mio intelletto

mi aggrappo alle tue parole

che trasudano verità distillate,

sei il mio Oracolo post-moderno,

ti lasci contemplare negli occhi

e sulle labbra che si schiudono appena,

vorrei entrare nel tuo regno di luce

afferrare un respiro compassionevole,

strapparti un briciolo di amore

che ti agita la nuvola dei riccioli neri,

vorrei un upgrade con ghiaccio

per potenziare i pensieri virtuosi,

vorrei il download tramite abbraccio,

mi sento fiacco come un vecchio relitto

annegato nel dolore e colonizzato

dal corallo rosso nella bruma

azzurra e limpida e marina,

la tua gelida stretta di mano

il tuo tepore che mi precludi

la serenità che non mi doni

il tuo non amarmi cronico

il tuo rifiuto costante come lo sgocciolio

di un rubinetto atrofico,

c’è nebbia dentro questa casa

una bolla di sapone opaca

c’è del sangue trattenuto

un bloody mary non bevuto

un grumo di rimorsi e rancori

lo strozzo del rivolo deviato

che non arriva al cuore

si è dissolto come in un lampo

elettrico il tuo sorriso che

scioglie la formula in una tazza

fumata e deformata in cui

x e y si equivalgono

in un cerchio di giada.

 

Daniela Del Core@2016

Controversi

Pediculus humanus capitis.

Sulla Fifth Avenue ho delle responsabilità,

tra la trentaquattresima e la cinquantanovesima

le pari opportunità sono utopie alcoliche

sento il pugno sbattuto sulla faccia,

dovrei tornarmene a casa attraverso la dogana

che mi sdogana dentro al Casello e non so se

Manhattan abbia angoli o cubi di ghiaccio

striati in trasparenza scorre il traffico e il sangue

nelle vene e nelle arterie di un mostro grigiastro,

ho responsabilità sulle spalle, vite altrui da

portare avanti o recidere come ciliegi in fiore

da spogliare, una mattina che fioccava il cielo

sul London Bridge sospeso in una nuvola di latte,

London Bridge is falling down,

falling down, falling down,

pensavo a tutte le lettere spedite, a volte

un desiderio di riscatto mi schiacciava

a terra come un calzare sacro smisurato,

il deserto che smangiucchia Dubai forse

potrebbe riequilibrare l’altalena dei poteri

diceva Brecht ma non ricordo cosa, Brecht diceva

la sabbia venduta a peso d’oro sulla schiena,

abbiamo sempre delle responsabilità

fermi in Piazza San Pietro di sfuggita

forse un uomo parlava da una finestra come

un Messia ricco e invecchiato di colpo,

picchiando i sampietrini coi tacchi da cowboy

a ridestare i vecchi imperatori dormienti

e anche indietro nel tempo avrei avuto delle

responsabilità da assolvere come un debito

insolvibile, pioveva intorno acqua che

s’incavava nei fossi, erbette spuntavano

ai cigli di marciapiedi sbiancati di acidi,

sul terreno incolto di fronte a tenute

distrutte dall’incuria del vento

avrei sentito sempre il prurito di queste

responsabilità come grattacapi insanabili,

last so long, last so long.

Daniela Del Core@2016.