Non leggo da un tempo imprecisato
sarà buono un anno che non assorbo le parole scritte
anche quelle parlate non reggo il tempo di un notiziario
c’è della nebbia che mi impedisce la comprensione
una demenza precoce sarebbe l’orrore
girano i pensieri a vuoto, si attorcigliano con la lingua
Oggi non esco
Ho 3 anni
non capisco le proposizioni che si coordinano e si subordinano
i verbi che si coniugano stancamente alle venti di sera
il congiuntivo che non scatta più in piedi da bravo soldato
le similitudini soltanto appaiono più prolifiche
se apro il frigo è “come” se aprissi un forno, riesci a capirmi a volte,
non ho il coraggio di chiedere quello che mi è lecito, mi sarà nuovamente negato,
so che finisce in modo imprevedibile.
Anche le consonanti ho smesso di pronunciarle bene, non mi esplodono sui denti, né sul palato, non vibrano in gola, biascicano a tratti,
vorrei tornare all’asilo per recuperare un po’ di didattica,
che mi succede Signore?
Esisti Signore? Ora che mi avvicino alla morte sarebbe conveniente credere,
andare verso una luce insolita priva di calore, ventosa,
non riesco a spiegare e i critici neppure cercano la chiave,
Piuttosto portami tre arance rosse, qualche enigma da risolvere
che scatti in avanti il cubo di Rubik che ho nella testa,
che si allinei in un qualche colore,
cosa scrivono i poeti oggi?
Non associo un titolo a un autore,
se potessi attendermi all’ uscita di questa stanza affollata, sono quella che schiva le mani in festa, gli sguardi intrusivi, anche l’ uscita di sicurezza farebbe al mio caso, bisogna sbucare da questa scatola magica, saltare dal bordo del piatto, fuggire tra le briciole sparse, ti mangiano sui capelli puliti, e ti danno della pazza schizzinosa se glielo fai notare, potrei fare una chiusa adesso, ma ho dimenticato l’atto di concludere, se avesse o meno un significato, e dunque lasciare aperto
Daniela Del Core@2024