L’inferno è l’ora serale che hai perso
se non riesci a prendere sonno e il mondo viene a curiosare
nella tua testa vorresti cacciare
gli amici del sabato.
Daniela Del Core @2019
L’inferno è l’ora serale che hai perso
se non riesci a prendere sonno e il mondo viene a curiosare
nella tua testa vorresti cacciare
gli amici del sabato.
Daniela Del Core @2019
Gli affetti perduti hanno poco del rosso
forse qualcosa del rosa o anemico il tuo bacio
stanco cero di una processione fantasma
mille i volti ma appena un paio nello scherzo
del tempo che passa è passata anche la tua ombra,
l’ho riconosciuta dalla consistenza sfranta
come erano isteriche le tue risate
arrivavano al cielo e precipitavano come bacche
i tuoi capelli li seguivamo come si fa coi serpenti
averti perso in vita averti perso in vita
e non poterti più ricomprare.
Daniela Del Core@2020
e grazie a Qualcuno dall’Alto venne l’estate
senza intentare cause tediose o ricorsi storici
senza primavera o preliminari di pollini
la distensione al sole dei tuoi muscoli contratti
regalava un sorriso difficile da improvvisare
(non puoi imitare la Natura e non incorrere
in un briciolo di sana risibilità?)
ti punse il critico prima zanzara di stagione
passa la mano la maestra tra i capelli a scorgere eventuali pensieri
i pidocchi rifuggono dietro ai padiglioni
le zecche se non ti rivolti sull’erba non trattata
dovrebbero darti pace come questa assenza di virgole
se chiudo gli occhi sento il mare che presenzia
tu piangi di allergie post-moderne
io gonfio i polmoni senza broncospasmi
non devo inventare scuse se mi sventolo il capo
se mi raccolgo i capelli
finalmente cammino scalza sul pavimento fresco
mi dà sollievo spingermi sulle punte dei piedi su mattoni sconnessi.
Daniela Del Core@2019
Infine ho compreso
Dolore circonflesso
ricade sulla tavola del mattino
non dovrei spiegarmi
maledizione maestrina resisti
metti solo in fila le perle
l’ago è appuntito
gli occhiali sulla fronte
mettici ora una parola per un’altra
non riesco quasi mi brucia l’occhio
non deve trasparire alcun nesso
illogico sempre e comunque
la lava sul foglio non arde
la pioggia sui vetri non bagna
il basilico non cresce nelle camere sterili
non sviluppa l’intreccio
ora ci starebbe bene dell’argento brunito
sei pretenzioso recita lo slogan
ho condito una zuppa di numeri primi
cerca ora di concludere con della ricerca.
Daniela Del Core @2020
Non è il lunedì in sé a farci male con i clacson stonati
quanto il calendario e il business plan
la lista della solita spesa con esotismi di papaya
il pediatra in vacanza e la moglie in casa
non è stata poi malvagia la domenica
con l’alba e l’abbondanza di frutta secca
ho smesso con la letteratura come con te
non andavamo da nessuna parte neppure in sogno
non scrivevamo male e non scrivevamo bene
intorno a noi sfornavano i casi dell’anno
e i teenager a scuola ci spingevano sulle scale
e i vecchi ci pigiavano sui mezzi pubblici
e le donne ci schernivano
e i padri ci rinnegavano
e i bambini
Dio
i bambini erano i più crudeli.
Daniela Del Core@2018
Il fumo di frascine mi sporca i polmoni piacevolmente
nella stanza accende il fuoco le ombre nascoste,
da sempre dormienti ma ascoltano, so come vuole finire
la fiamma si torce quel tanto che basta
se non avessi questo camino al centro del petto
gli orologi scordati per negligenza
sarebbe potuta andar peggio con questo tirare ai dadi e
scegliere il viso o un piede una mano forse mi indispone
saperti triste e sfilacciata raffreddo i ricordi più atipici
mischiandoli a carte sto cambiando per sopravvivermi,
per insultare la logica, devo concentrarmi sulle ossa o
sul metallo che non trasfiguri che non trasli
tendendo la corda tra due punti senza fingere skills che non possiedo,
non posso tornarmene in strada
c’è la prima neve a fiocchi potrebbe indurmi in tentazione,
la calma pare svanire tra embrioni di pensiero,
un cappotto potrebbe aiutare a serrare le braccia
ma scende il buio a chiudere, a sottolineare la chiave di volta.
Finita in frantumi.
Daniela Del Core @2021
Non capirete che la coperta ammucchiata sulle ginocchia
crea calore come stufe di legno in disuso
a segnare la fine del giorno che tuffa la testa nella coltre di lana
o termina forse la vita piena di anni molti inutili eppure
indispensabili appaiono adesso che il fuoco sembra flebile
mi domando ti prego non rispondere subito che subito
è sciocco e confuso pieno di rami infruttuosi
semmai amare a questo mondo fosse pari al vivere
e indugiare al morire
se caduta come un velo dagli occhi
fosse brace tiepida.
Daniela Del Core @2022
Riscrivere nel senso di ritornare
ricominciare a comporre
mettere una lettera dopo un’altra
sono trascorsi anni strani
un tempo le dita scorrevano veloci su una tastiera obsoleta
essere chiari non nascondersi
rinunciare allo straniamento o cercarlo ancora
essere giunti al giovedì a fatica
non capire più la differenza
aver smesso di leggere, di far di conto, di ripetere
colazione, pranzo, cena,
l’indispensabile,
acqua sapone pettine vestiti scarpe camminare spendere parlare a sproposito
trovare ciò che non si cerca, allunare ammarare sbarcare guardare
c’è un vaso di fiori secchi intirizziti gelati rotola dal tavolo scorticato
le pareti ingrigite dal tempo riflettono poca luce
crederci ancora sognare incubare piagare
ho letto distrattamente Tarkos un video in scorrimento il parere del critico
morto qualche intellettuale soffrendo solite paure
che ne è stato di tutto il tempo andato? vado a tentoni
novità ci sono e sbiadiscono pian piano
lascia correre lasciar perdere lasciar essere lasciar divenire.