Cataclismi e affini (fuor di parabola)

Avrei bisogno ti manca partire per il mondo

quando il mare esondava le coste

non credo tu conosca il baratro in quanti metri

la terra sprofondata per la subsidenza

somiglia al mio cuore disidratato come un pompelmo

mi spingi a prendere aerei improbabili

non posso andarmene adesso

vendo la mia casa per sradicarti dalle erudizioni

i missili che ancora ci sorvolano

dal West Coast all’East Side

vengono ricambiati cordialmente

in qualche modo ce ne andremo via,

più o meno spettacolarmente.

Daniela Del Core@2018

Centesimi.

Gli affetti perduti hanno poco del rosso

forse qualcosa del rosa o anemico il tuo bacio

stanco cero di una processione fantasma

mille i volti ma appena un paio nello scherzo

del tempo che passa è passata anche la tua ombra,

l’ho riconosciuta dalla consistenza sfranta

come erano isteriche le tue risate

arrivavano al cielo e precipitavano come bacche

i tuoi capelli li seguivamo come si fa coi serpenti

averti perso in vita averti perso in vita

e non poterti più ricomprare.

Daniela Del Core@2020

In vista delle elezioni o Back to school.

Dopo la Prima Guerra

qualcuno deve aver pensato che un figlio in fondo

Benito poteva farlo crescere con la politica sociale

i miei nonni post bellici a vent’anni

da Bari a New York A/R a contare i nodi del vento

(niente low cost ragazzo)

attraverso l’Atlantico a separare i due mondi

la Marina militare

era un’ attrice da copertina ossigenata

scoppiata la Seconda Guerra

i miei nonni post bellici devono aver pensato

che un sesto figlio dopotutto

l’avrebbero cresciuto a piano Marshall,

la pura stregoneria del latte in polvere

non nascondo che a volte ringrazio gli Americani

liberato tisico da uno dei campi tedeschi

non potevano immaginare che il boom economico

scoppiata la bolla di sapone

qualsiasi cosa avrei toccato dagli anni 70 in poi

i muri abusivi costruiti col filo a piombo

sarebbe diventata vintage al terzo giorno,

i miei nonni post bellici predicavano che Lennon

profetizzava utopie and the war is over,

a quarant’anni avevano vissuto tre vite

senza avere mai il tempo senza chiedersene il senso

se scamparono per pura coincidenza o

per superiorità genetica,

non avrei mai scoperto se la salute precaria

troppe le esplosioni nucleari taciute poche le note

i miei nonni post bellici avrebbero saputo curarmi

con unguenti di ittiolo e impacchi al catrame

mi mancano le radici nel vaso a volte

chi ha conservato un gilet chi una medaglia,

devi esserti distratto a Storia se rigurgiti totalitarismi

i miei nonni post bellici avevano orecchie da somaro

per farti girare nella piazza della vergogna

in barba ai traumi psicologici,

andata e ritorno in ossequio ai sacrari,

ti manca la profondità, l’altezza e la lunghezza

in vista delle elezioni

torna a casa, torna a scuola

o ritornatene da dove sei venuto.

Daniela Del Core@2018

Estate in fieri.

e grazie a Qualcuno dall’Alto venne l’estate

senza intentare cause tediose o ricorsi storici

senza primavera o preliminari di pollini

la distensione al sole dei tuoi muscoli contratti

regalava un sorriso difficile da improvvisare

(non puoi imitare la Natura e non incorrere

in un briciolo di sana risibilità?)

ti punse il critico prima zanzara di stagione

passa la mano la maestra tra i capelli a scorgere eventuali pensieri

i pidocchi rifuggono dietro ai padiglioni

le zecche se non ti rivolti sull’erba non trattata

dovrebbero darti pace come questa assenza di virgole

se chiudo gli occhi sento il mare che presenzia

tu piangi di allergie post-moderne

io gonfio i polmoni senza broncospasmi

non devo inventare scuse se mi sventolo il capo

se mi raccolgo i capelli

finalmente cammino scalza sul pavimento fresco

mi dà sollievo spingermi sulle punte dei piedi su mattoni sconnessi.

Daniela Del Core@2019

Zombificio.

Marcescibile questo carico di frutta,

la tormenta, la tortura, l’angoscia pregnante,

la nausea, la sete, la fame, il sonno, il lenzuolo attorcigliato alla gamba,

i vestiti abbandonati, la sedia, il tinello, il cubicolo asfissiante,

la paura, le forbici, i coltelli, le sicure, le porte, le ante,

il vizio, l’abitudine, la virtù smarrita, la testa, il collo, le mani, la gola,

il collare, l’ossessione, il tarlo, la tarma, il trapano, la forchetta,

il forcipe, le cartilagini, il sangue, il battito, il suono delle parole,

il sibilo del vento, i fischi, le orecchie, i timpani, le vibrazioni, i rosicchi dei topi,

le unghie scheggiate, il nervo, il tendine, lo sperone, il costato,

la frattura, il taglio, il raschio, la sbucciatura, la cicatrice,

le aderenze, lo scollamento, il bisturi, lo spirito, l’ovatta,

l’acqua, il cerotto, la colla, lo sgrassante, lo sgorgante,

l’asfalto, la crosta, il ginocchio, la moto, il casco, il cranio,

i valori, il grafico, il picco, il coma, la vita, la morte, l’oblio,

la rimembranza, la dimenticanza, il lutto, la nascita,

l’antibiotico, il probiotico, la morfina, l’estasi, le ascensioni,

i miraggi, le fate, i sacramenti, i paraventi, gli sgomenti,

i trucchi, i parrucchi, gli inizi, i finali, gli intrecci narrativi,

le lenti, l’ingrandimento, la riduzione, il distillato, il preparato galenico,

la chiusa, la fine, pretermine, a termine, il parto complicato.

Daniela Del Core@2024

Intenzioni

Infine ho compreso

Dolore circonflesso

ricade sulla tavola del mattino

non dovrei spiegarmi

maledizione maestrina resisti

metti solo in fila le perle

l’ago è appuntito

gli occhiali sulla fronte

mettici ora una parola per un’altra

non riesco quasi mi brucia l’occhio

non deve trasparire alcun nesso

illogico sempre e comunque

la lava sul foglio non arde

la pioggia sui vetri non bagna

il basilico non cresce nelle camere sterili

non sviluppa l’intreccio

ora ci starebbe bene dell’argento brunito

sei pretenzioso recita lo slogan

ho condito una zuppa di numeri primi

cerca ora di concludere con della ricerca.

Daniela Del Core @2020

compiuti i quaranta.

Non è il lunedì in sé a farci male con i clacson stonati

quanto il calendario e il business plan

la lista della solita spesa con esotismi di papaya

il pediatra in vacanza e la moglie in casa

non è stata poi malvagia la domenica

con l’alba e l’abbondanza di frutta secca

ho smesso con la letteratura come con te

non andavamo da nessuna parte neppure in sogno

non scrivevamo male e non scrivevamo bene

intorno a noi sfornavano i casi dell’anno

e i teenager a scuola ci spingevano sulle scale

e i vecchi ci pigiavano sui mezzi pubblici

e le donne ci schernivano

e i padri ci rinnegavano

e i bambini

Dio

i bambini erano i più crudeli.

Daniela Del Core@2018

Fuori dai vasi.

C’è qualcosa che fruga nel cervello
vuole esprimersi senza parole non riesce
manca il colore di certe epifanie
sei scorretto mi dicono
devo rinchiudermi nella stanza
e contare i numeri pari e i numeri dispari
afferrare la pietra scheggiata
offrire una vena florida
comprendere codici sfuggenti
preferisco uscire con il sole già alto
e dirti che non avevamo scampo e
l’aver provato ad allinearci non rende eroi
trafitti da sensi di discolpa.

Daniela Del Core @2022

Risvegli

Il fumo di frascine mi sporca i polmoni piacevolmente

nella stanza accende il fuoco le ombre nascoste,

da sempre dormienti ma ascoltano, so come vuole finire

la fiamma si torce quel tanto che basta

se non avessi questo camino al centro del petto

gli orologi scordati per negligenza

sarebbe potuta andar peggio con questo tirare ai dadi e

scegliere il viso o un piede una mano forse mi indispone

saperti triste e sfilacciata raffreddo i ricordi più atipici

mischiandoli a carte sto cambiando per sopravvivermi,

per insultare la logica, devo concentrarmi sulle ossa o

sul metallo che non trasfiguri che non trasli

tendendo la corda tra due punti senza fingere skills che non possiedo,

non posso tornarmene in strada

c’è la prima neve a fiocchi potrebbe indurmi in tentazione,

la calma pare svanire tra embrioni di pensiero,

un cappotto potrebbe aiutare a serrare le braccia

ma scende il buio a chiudere, a sottolineare la chiave di volta.

Finita in frantumi.

Daniela Del Core @2021