Baccano, baccano,
silenzio, silenzio,
schhhhhhhh,
che ha detto John alla radio
che ha detto John in Tv?
Che i giovani non vogliono lavorare
è vero!
anch’io ho smesso di cercare e
ho solo quarantanni.
Mio caro John non posso
scontarne altrettanti,
vieni giù John,
vieni a cercarmi e
prestami il tuo entusiasmo e
anche il tuo orologio
e forse le tue scarpe,
ché ci cammini comoda per un’ora.
Non sono neppure brutta,
vieni giù John e scambiamoci
un po’ di baci e un po’ di assegni,
facciamoci l’amore e
rivoltiamoci l’economia.
Vieni giù John che ti mostro
le botteghe chiuse
di artigiani falliti,
scendi giù a Bari John,
che ti mostro il deserto
dei Tartari,
incontriamoci John,
cento rampolli in piazza e
cento popolani,
guardiamoci negli occhi,
scambiamoci le carte
toccateci a sorte.
Siamo la tua Cenerentola,
sposaci John,
rendeci fertile di nuove speranze,
non startene solo a immaginare
mondi migliori,
non siamo neppure brutti,
e neppure sporchi,
e neppure cattivi,
nemmeno pigri John,
ti abbiamo pagato gli studi
con le tasse insanguinate.
Come siamo orgogliosi di te John,
no, non darci la tua birra,
baccano, baccano,
silenzio, silenzio,
schhhhhh,
ma che hai detto alla radio?
E non darci l’elemosina renzista,
non darci la tua calma chimica,
non vogliamo droghe
non vogliamo il calcio,
e neppure Lapo.
Rotola giù caro John,
rotola a Sud
ti aspettiamo come una sposa
all’altare,
fedele e devota
strapagata di dote.
da Le gazze disattente, Secop, 2016.
