A terra oramai arrugginite
le catene dello spirito strisciano,
le portiamo dentro dalla nascita
luce di neon negli occhi velati
fasce che stringono le ossa fragili.
Basterebbe una tenaglia robusta
entrare nella bottega del saggio,
camuffato da vecchio ferraio e
pregarlo di recidere nel punto giusto
dove fa più male, a ogni salto
tentato in aria
stringono le catene,
a ogni giorno funesto
stringono e piagano,
a ogni notte passata insonne
stringono le catene,
fasciano strette un cervello molle
velano gli occhi di una fitta nebbia.
L’anziano ferraio recide
è un chirurgo dell’anima
recide offrendoti un caffè e
ti regala le chiavi di una nuova casa
che non ha porte
è senza finestre
trifogli sotto le scarpe
una scatola piatta,
il sole entra ed esce senza permesso
la luna bianca alberga ogni notte,
le piaghe guariscono con l’olio
fresco estratto di frantoio,
con il vino rosso versato
in una solitudine di voci,
nel fruscio delle stelle al soffitto
che è sparito e non ha più pareti
dove appoggiarsi.
Nessuno più può pressarti
e la fine è ancora lontana.
Daniela Del Core@2015
