
Anche i bambini smisero di cantare
in una guerra trascinata
era abituale piangere e stridere
nel fango strascicare i passi lenti
usuale il silenzio funereo dei passeri
l’esplosione rossa di uomini
tra flash di fotografi e tripudi di telecamere
graffiarsi la pelle nei rovi di more
sotto il volo dei rondoni,
era frequente nel terzo Millennio
il sospetto e la nera diffidenza
il morso nello stomaco tra fame e terrore
la sete che prosciugava la Provvidenza
il sacco in spalla e le stelle da soffitto
attraversare un mondo diverso
dai confini spinati
attendere un via, un permesso
fare istanza all’esistenza
sulla terra che rivoluzionava da secoli
presentare la domanda a
riunire la famiglia
qualcuno aspettava di radunare la famiglia
attorno un tavolo di legno caldo,
bambini cessavano i girotondi
assieme agli adulti in viaggio per mari ostili
dismettevano i giochi come vecchie vetture
in viaggio per alture sconfortanti,
da lontano filari di scudi in plastica
prendevano vita tra giubbotti militari
a ogni piè sospinto, a ogni preghiera di perdono,
era consueto dall’altra parte della barricata
sentirsi impotenti
scuotere le sottane dei politicanti che
giocavano a nascondino dietro le tende oscuranti
intercedere per gli indifesi
sentirsi impauriti al battere di ciglio
allo sbattere di una persiana azzurra,
di certo faceva comodo a qualcuno
il rischio calcolato, il rischio contenuto
il cane che mordeva la mano del padrone
il padrone incerto prima dello sparo,
tremavano anche loro
senza ammetterlo,
si impettivano nelle camice bianche
nei discorsi inamidati
nella redingote di lana tinta
dichiaravano guerra lanciando bombe nell’aria
come coriandoli di acciaio al tramonto.
Ricevevamo cronache dal Terzo Millenio
sotto una coperta di lana grezza
da un Medioevo risorto.
Daniela Del Core@2016
