A volte mi chiedo perché
nascemmo liberi
con lunghi artigli
e piedi scalzi
su questo pomo maturo,
s p a z i s c o n f i n a t i
prati e mari
cieli e campi
MONTI e abissi.
A volte domando della Spia
che suonò la campana,
che ci prese di forza
nella varechina
più volte
battezzati,
qualcuno che ci vestì di panni,
e con un orologio
ci scandì il tempo,
e non contento
prese la terra e
la divise in quarti
e poi in ottavi
la tagliò in due
la schiacciò ai poli,
edificò barriere,
muretti a secco
confini definiti a pastello
schiere di grattacieli,
tracciò i meridiani e
c’ingabbiò in stranianti
trapezi.
Mi telefonasti un giorno
urlandomi dove fossi finita,
consultai la cartina e
ti risposi:
“41 e 16” precisa,
a nord dell’equatore.
Sono quella che si sbraccia.
Daniela Del Core@2015
