Sabato 28 Novembre alle ore 21 si terrà il Metrò Poetry Slam a Bari, Strada San Giorgio. Per tutti i curiosi, per tutti i poeti o gli amanti del genere, l’ingresso è libero.
Perché dovreste partecipare o assistere a un Poetry Slam? Copio qui un mio articolo scritto per il blog della Strana Famiglia e ve lo ripropongo. Buona Lettura!
“La poesia non è fatta per glorificare il poeta, essa esiste per celebrare la comunità”. M. Kell Smith
– foto tratta da Wikipedia
– Sono stato a un Poetry Slam.
– Poetry… che? Che cos’è un’altra americanata?
E no signori, a dispetto del nome, non si tratta di un’invenzione americana, perlomeno non in senso stretto. Sì certo, un tale poeta americano Marc Kelly Smith ha inventato una formula di gara, con tanto di giuria popolare, estratta a sorte da un maestro cerimoniere (l’ Emcee), invitata a votare la migliore performance poetica della gara. E alla proclamazione del vincitore, si ricorda al pubblico astante e partecipante, che l’unica cosa che conta è la vittoria della poesia, la sua sopravvivenza ai tempi della crisi.
Già vi sento strillare il vostro disappunto. Vi sento mentre obiettate che si tratterà dell’ennesimo reading noiosissimo dell’opera omnia di un “pregamorto”, di un nerd malinconico, di un poeta casalingo, dei soliti quattro imbrattacarte perdenti e falliti, con un pubblico di dieci parenti, un cane, e due amici.
E invece no.
Il Poetry Slam riempie gli stadi di tutto il mondo, con gente che si arrabbia perché ha vinto la poesia più brutta, con il pubblico compiaciuto perché ha vinto la poesia più bella e via dicendo.
Perché non è un’americanata?
Perché prima dell’America, signori, c’era la Grecia. E nell’antica Grecia, la poesia era già viva e vegeta. Possiamo parlarne come di un genere letterario piuttosto apprezzato. La poesia nasceva come componimento recitativo. A volte il poeta sceglieva di ricorrere all’accompagnamento musicale con uno strumento a corde, la lira, da cui appunto lirica. La poesia si declamava nella pubblica piazza, c’era un poeta o un cantore e un pubblico in ascolto. La poesia non era uno sterile esercizio di scrittura, non era un affare privato tra il poeta e un foglio di carta, era un fenomeno sociale, uno scritto condiviso, un concerto dei sensi. Marc Kelly Smith ha il merito di averlo ricordato, di aver ridato alla poesia la sua originaria collocazione. Ha il merito di aver riportato la poesia tra la gente, in barba ai critici accademici, agli esegeti imbalsamati, ai chiosatori di concorsi letterari. La poesia ridiscende tra il pubblico, circola tra le strade, s’impadronisce dei bar, delle librerie, delle Chiese, dei chiostri, fluisce tra i giovani.
La poesia è voce, ma non dobbiamo pensare al poeta che scrive un testo e lo declama, avvalendosi di un accompagnamento musicale. Il poeta scrive il suo testo e lo declama con la sua nuda voce. La poesia riacquista il suo mezzo, la poesia ritorna all’origine. Non ne siete convinti?
Circola voce nei testi scolastici di storia letteraria, che il primo testo di letteratura italiana sia il famoso “Cantico delle creature” di San Francesco d’Assisi. Ebbene sì Signori, il Cantico fu scritto per essere cantato. Le leggende francescane affermano che Francesco ne compose anche la musica.
Sul rapporto tra musica e poesia, vi invito a leggere un articolo molto interessante di un poeta italiano, scrittore e performer, che ha importato per primo il Poetry Slam in Italia. Si tratta di Lello Voce. L’articolo lo trovate sul suo sito al link: http://www.lellovoce.it/spip.php?article665
Nel frattempo, l’invito che vi faccio è di continuare a leggere poesia, ma se vi dovesse capitare l’occasione, andate pure ad ascoltarla.
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