Controversi

A domanda si risponde…

Per gentile concessione della poetessa Donatella Gasparro:

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foto: rossella petruzzi, appunti di fotografia selvatica

mi gratto la schiena fino a sanguinare
sono sola è vero ma non farmelo notare
sono molto più alta di quello che sembra
è che dormo a due metri dal pavimento
a due piani dalla terra
c’è una vista su questo antico bosco
che si può solo immaginare
peccato che i lecci non arrivassero al secondo piano
sì ma per fortuna si poteva volare

sono molto più alta di quello che sembra
è che dormo a due metri dal pavimento
il digitale terrestre però prende a stento
meglio, forse non c’è più posto
i rami fanno interferenza
gli uccelli cantano troppo
la coda della volpe riga di rosso
una macchia verde compatta
peccato tu non possa vederla da giù
non muoverti non muoverti se no scappa
lei non vola ma
corre veloce

sono molto più alta di quello che sembra
è che dormo a due metri dal pavimento
a qualche anno luce dal firmamento
ci sono un sacco di stelle in più da quassù
mi dispiace non possa vederle anche tu
giù tra i lecci le lucciole sì
ce ne sono di più
anche loro sanno volare ma
qui è troppo in alto non sanno arrivare
ma per fortuna si poteva atterrare
le sue ali da gigante gli impedivano di camminare

donatella gasparro © 2016

 

Donatella ha recitato questa poesia al Mesagne Poetry Slam 2016, io purtroppo non c’ero e non ho potuto ascoltarla. Leggo soltanto adesso di quanto questa poesia mi sembra affine in qualche modo a ciò che scrivevo stamane, e così a domanda, rispondo:

 

Prescrizioni mediche.

Tra i vari origami è insolito

ritrovarsi a raccogliere bacche

selvatiche nei ritagli di tempo,

cercare tra i crochi gialli un fiore

azzurro, una foglia di agrume,

rifatti i letti, mettere fuori il piede

da una casa rifugio che diventa

sempre più cella, apro i cassetti

per infilarci il terreno,

scendono rampicanti dal soffitto,

il basilico si espande in un

cespuglio selvaggio, ho della lavanda

tra i capelli, in vetrina bucce d’arance,

devo ritrovare gli odori o

le origini nel fango,

dottori dicono di tenere spalancati

gli occhi e le finestre,

respirare le stelle da un cielo vicino

creare mescolanze di colori e fragranze

trovare la formula dell’oro

zoppicare su tre certezze messe in croce,

si ripete un rituale quotidiano

sistema riordina ripensa rimugina

cinguetta il parrocchetto in  gabbia,

rovescio il latte per terra in cucina

è una lotta entropica in casa e fuori.

Ho deciso di assecondarla.

La giostra.

Daniela Del Core@2016

Controversi

Rinascite.

 

A terra oramai arrugginite

le catene dello spirito strisciano,

le portiamo dentro dalla nascita

luce di neon negli occhi velati

fasce che stringono le ossa fragili.

Basterebbe una tenaglia robusta

entrare nella bottega del saggio,

camuffato da vecchio ferraio  e

pregarlo di recidere nel punto giusto

dove fa più male, a ogni salto

tentato in aria

stringono le catene,

a ogni giorno funesto

stringono e piagano,

a ogni notte passata insonne

stringono le catene,

fasciano strette un cervello molle

velano gli occhi di una fitta nebbia.

L’anziano ferraio recide

è un chirurgo dell’anima

recide offrendoti un caffè e

ti regala le chiavi di una nuova casa

che non ha porte

è senza finestre

trifogli sotto le scarpe

una scatola piatta,

il sole entra ed esce senza permesso

la luna bianca alberga ogni notte,

le piaghe guariscono con l’olio

fresco estratto di frantoio,

con il vino rosso versato

in una solitudine di voci,

nel fruscio delle stelle al soffitto

che è sparito e non ha più pareti

dove appoggiarsi.

Nessuno più può pressarti

e la fine è ancora lontana.

Daniela Del Core@2015