Attualità

Una donna non più donna.

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E’ strano come in un giorno come questo, mi sia ritrovata a rispondere a un post di una donna che sosteneva che l’utero nel quale si è concepiti non è importante, così come non lo è il latte materno. Scriveva proprio così, che il latte materno non è fondamentale. E come si affitta l’utero, si affitta anche il seno, e mal che vada c’è il latte in polvere o il latte di soia. Ecco a tutte le donne che oggi festeggiano l’emancipazione femminile da una condizione di sfruttamento e di sottomissione, a tutte quelle donne che ora dicono che l’utero è come un rene e che il latte è come la soia, dico: “Dovete sperare che il latte proveniente da animali d’allevamento (INTENSIVO O MENO) dal quale si ottiene il latte artificiale non si esaurisca mai, che le aziende produttrici godano sempre di buona salute, che non manchi mai acqua potabile, che ci sia sempre la corrente elettrica, che abbiate lo sterilizzatore biberon sempre a portata di mano e attenzione ai black-out. Se tutte queste condizioni dovessero verificarsi contemporaneamente, se siete in fuga da un paese in guerra o semplicemente vivete la fame in un paese povero, attaccate il bambino al seno. E’ l’unico modo per salvarlo. Se il latte manca, sperate in una balia generosa. Se manca la balia, il piccolo semplicemente muore. Il latte materno è fondamentale. In assenza di montata lattea e in presenza di problemi medici, le donne fortunate possono intervenire con latti alternativi o con la banca del latte. Il latte materno è prezioso. Scartarlo a priori o svalutarlo, mi sembra una cosa del tutto insensata. Ricordate anche questo oggi!

Pillole dolorose di storia:

Nel 1764, l’anno della fame, furono introdotti nella “ruota” dell’Annunziata di Napoli, 4.675 bambini. Sul totale degli immessi, la percentuale dei morti fu del 75%, ossia 3.500 vite recise sul nascere. Le cause furono di certo l’insufficienza di balie e di latte, il sovraffollamento e la diffusione delle malattie per contagio.

Per approfondimenti, Senza famiglia a cura di Giovanna Da Molin, Cacucci Editore, 1997.

Attualità

Lettera a Vendola.

Onorevole Vendola,

l’utero in affitto non è una questione personale, non è un diritto individuale esercitabile con il potere d’acquisto, non riguarda come molti sostengono oggi sui social network, il micro-cosmo di una coppia, il proprio hic et nunc, un latifondo dal quale riscuotere i frutti di un lavoro svolto da terzi. E’ una questione universale che riguarda l’umanità intera, in un’ottica orizzontale, non volendo oggi essere zittita come “cattolica” alla stregua di un insulto, sinonimo di “retrograda”.

Parlo da agnostica.

La vita non si compra e non si affitta. Il bambino non è un articolo di scambio. Non esiste il diritto individuale ad avere un bambino. Che tale pratica sia legale in certi Stati, non vuol dire che sia automaticamente giusta.
Disapprovo il gesto politico e umano di Vendola al quale mi rivolgo.

Non sono una squadrista, non commento dai bassifondi dei social e della politica, come chiosa nel Suo status social. Sono apolitica, madre e insegnante disoccupata, dotata di elasticità mentale e avversa a ogni forma di volgarità e di discriminazione ai danni degli INDIFESI.

Lei avrebbe potuto dare un esempio di grande generosità adottando un bambino già nato. Era questo che andavate tutti sostenendo con la logica del “meglio la padella che la brace“, meglio essere adottati da una coppia gay (che si presupponeva sempre migliore di una coppia etero) che marcire in un orfanotrofio (che si presupponeva sempre squallido al pari di un lager nazista).

Lei sostiene che l’utero in affitto non le piace come espressione, forse perché Le rivela in tutta la sua crudezza la vera natura di questa pratica, nella prospettiva egoistica e consumistica del “desidero un figlio e siccome non posso, me lo fabbrico, me lo compro”.  Si definisce Transumanesimo. Mercimonio di donne e di bambini, mercificazione della vita umana, che è sacra di là da ogni religiosità, di là da ogni speculazione filosofica. Alla madre “surrogata”, seguita da uno psicologo per tutto l'”iter”, ossia per tutta la durata della gravidanza, le si ripete ossessivamente che il figlio non è il suo! Non sia mai che la donna in questione cominci a nutrire un qualche sentimento di affetto o attaccamento alla vita che porta in grembo. Mi domando cosa succeda nel cervello di queste donne, quando dicono più volte al giorno, guardandosi il pancione: “non è mio figlio, non è mio figlio”. E mi domando: il feto avvertirà questo rifiuto materno? Che ne sa lui che quella è soltanto una madre surrogata? Si domanderà: “Ma che problemi ha mia madre? Perché mi rifiuta ogni giorno?”. Ipotizzo. Che ne so io di ciò che può pensare un feto? Lo sapranno gli scienziati forse, gli psicologi, i sociologi. O forse non lo sa nessuno.

Per chi non sappia ancora cosa sia il Transumanesimo, è di febbraio la notizia che a Tokyo, un team di ricercatori ha messo a punto una tecnica chiamata EUFI – incubazione fetale extrauterina, senza la necessità di usare una donna, ma feti di capra, sospesi in incubatrici contenenti liquido amniotico artificiale.

Leggo i commenti di molte persone che sono talmente accecate dalla loro personale crociata a favore delle adozioni-gay, che non si rendono neppure conto che l’adozione e l’utero in affitto sono due pratiche totalmente scollegate. Aggiungo che la maternità surrogata è sfruttamento di donne consenzienti o meno, al pari della prostituzione. E non capisco come si sia potuto arrivare a questo punto, dopo decenni di lotta femminista. Non vedo alcuna emancipazione della donna, vedo soltanto l'”uso della femmina” per fini egoistici.

Auguro comunque ogni bene al figlio del Suo compagno, che è un nuovo nato e merita di vivere una vita degna, fatta non soltanto di amore ma di rispetto e del godimento di diritti considerati inalienabili dell’uomo, tra cui aggiungerei il diritto alla propria identità genetica.

Cordialità.

Daniela Del Core.

Per approfondimenti:

Paolo Crepet sulle imprevedibili conseguenze psicologiche per un bimbo nato dall’utero in affitto.

Coppie gay italiane all’estero per un’adozione.

http://www.tempi.it/la-battaglia-di-stephanie-raeymaekers-nata-in-provetta

http://www.vanityfair.it/news/mondo/15/11/20/stephanie-figlia-provetta