
Sventurato,
Colui che conversa con l’ospite e pensa al lavoro di domani:
Sventurato,
colui che fa il suo lavoro e pensa di essere lui a farlo
e non che il raggio o l’aria sia a guidarlo
come il pennello, la farfalla, l’ape…
Olga SEdakova
Olga Sedakova, nata a Mosca nel 1949, è una delle voci più intense della poesia russa contemporanea, degna erede della tradizione dei grandi poeti russi del Novecento come Anna Achmatova, Osip Mandel’stam e Josif Brodskij.
Il suo pensiero, lucido e penetrante, è sempre stato fortemente radicato nella sua coscienza religiosa e poetica, posizione difficile che l’ha condotta in un passato non molto remoto a scrivere e a pubblicare la sua produzione poetica in condizioni di clandestinità, e scomoda al regime, internata in un ospedale psichiatrico come malata di mente. Tra gli anni settanta e ottanta, i suoi versi presero a circolare nei cosiddetti Samizdat, edizioni di una letteratura non ufficiale, pubblicate e diffuse nella ristretta cerchia urbana e, in seguito, riportate nelle principali riviste russe specializzate sia in Estonia che in Russia. Le poesie della Sedakova furono tradotte in diverse lingue quali inglese, italiano, tedesco, francese, svedese, olandese, ebraico, albanese, serbo, greco, finlandese, polacco e cinese. Nel 1986, a Parigi, venne pubblicata la sua prima raccolta di poesie, per la Russia bisognerà attendere il 1989.
Attualmente, Ol’ga Sedakova insegna alla Facoltà di Filologia dell’Università di Mosca.
La raccolta delle sue opere in due volumi è stata pubblicata a Mosca, nell’edizione russa En Ef K’ju/Tu Print. L’opera comprende, in millecinquecentotrenta pagine, tutti gli scritti più importanti in trent’anni di attività, sia in versi che in prosa. Il primo volume, dedicato all’opera in versi, comprende cinquecento pagine di poesie, il secondo volume invece è dedicato alla prosa, e si apre con un racconto autobiografico, Pochvala poezii (Elogio della poesia). Nella sezione dalle Traduzioni dalle letterature straniere in lingua russa, sono presenti opere scelte da Dante (autore di riferimento per la poetessa “teologa”, Petrarca, San Francesco, Properzio, Flaminio, Lewis Carroll, Eliot, Ezra W.L. Pound, Emily Dickinson, Victor Hugo, Rainer M. Rilke, Paul Celan.
La sua poesia è stata definita una poesia dello sguardo e del cammino, un cammino simbolico tra molte presenze, un andare lungo una strada tortuosa, quasi dantesca. “E’ l’ora di andare là dove, ogni cosa è di compassione”. La Sedakova guarda all’uomo che cammina verso Dio. Con gli occhi, guarda ai pini nani, i salici piangenti ascolta con le orecchie una barca non legata (che) non urta a lungo sulla riva, e giunge a toccare il centro nevralgico della vita, il cuore pulsante, oggi siamo tutti qui, ma domani?, e il cuore si allarga sino a comprendere tutto lo spazio reale. La poesia della Sedakova mira alla salvezza dell’anima.
Conoscete voi
i pini nani, i salici piangenti?
Una barca non legata
non urta a lungo sulla riva –
e non c’è gioia
per ciò che è stato
e né dolore;
oggi siamo tutti qui, ma domani, chi può dirlo?
e né ragione;
soltanto le anime sono impeccabili
modeste, ardite, e caritatevoli,
un’estasi semplice
niente la può fermare,
un’estasi sempre
tramonta come il sole.
Una barca non legata
naviga senza pensare,
un ramo spezzato
ricrescerà, si, ma non sotto questo cielo.
E’ la poesia in cui si parte per la riva bianca, e conversando tra i sassi, attraversando l’acqua e di pianeta in pianeta, attraverso gli elementi, e tra la terra e il cielo, Là tutti, si dice, s’incontrano, imbiancati dalla via lattea.
Per la riva bianca, per la fredda nuvola stellare,
si dice siamo partiti, e noi partiremo un giorno:
di sasso in sasso attraversando l’acqua,
di pianeta in pianeta attraversando la distanza,
come voce passa di nota in nota.
Là tutti, si dice, s’incontrano, imbiancati
dalla via lattea.
Quante volte – l’ammetto – sulla soglia proibita
si è avvicinato il cuore, quante volte ha fissato
promettendo ad un ignoto qualcuno:
nessuno mi cerca, nessuno s’addolorerà,
né pregherà: rimani con me!…
Oh, non è per un dolore terrestre ch’è così miracoloso al di là
della porta della terra.
Ma perché non vogliamo, non vogliamo i propri peccati,
perché è tempo di andare
a chiedere scusa per tutto,
poiché nessuno sopravviverà
senza questo pane che manda splendore.
E’ tempo di andare là dove
tutto è compassione.
E’ tempo di andare e chiedere scusa per tutto, perché noi niente di niente sappiamo, guardando a ogni cosa, in una continua ottica metaforica, per giungere a poche verità utili.
Degli altri noi nulla sappiamo.
Dall’ombra guarda d’ogni cosa,
come acqua dal pozzo profondo
o dietro una stella, la nonna:
-Noi niente di niente sappiamo,
né quel vedemmo ridire…
Andiamo mendiche tu ed io,
e se non daranno, ringrazia.
Degli altri noi nulla sappiamo.
Alla prossima.
