I grandi poeti viventi

Adonis, poeta siriano.

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– foto di Mariusz Kubik

Adonis, pseudonimo di Alī Ahmad Sa’īd Isbir è un saggista e poeta siriano, nato a Qassabin nel 1930.

Insieme al poeta iracheno Badr Shakir al Sayyab e al palestinese Jabra ha fondato il gruppo Tammuzi, a simboleggiare la volontà di una rinascita culturale araba, rileggendone il patrimonio in una chiave non nazionalistica o religiosa, ma di apertura alla modernità. Egli si mostra distante da ogni rigido confessionalismo, è contrario alla sacralizzazione della politica e nel contempo smaschera il cinismo dell’Occidente che detesta ma utilizza i mussulmani. La rivoluzione di Adonis ha sradicato la poesia araba da tradizioni secolari per proiettarla nella poetica moderna. Il poeta già diciannovenne rinnega la sua discendenza arabo e mussulmana per crearsi una nuova identità e per dedicarsi a una nuova poesia, sia nei contenuti e quindi dedicandosi a tematiche sociali e politiche,  e sia nella forma, rompendo gli schemi classici, a favore del verso libero e di nuove forme della prosa, pur nel rispetto della tradizione linguistica araba.

“la poesia è essenzialmente trasgressione:
impeto in tutte le direzioni
al di là del tempo e dello spazio,
degli individui e della società, di individui e di valori”

Nei suoi versi sottolinea l’importanza della condivisione e della interrelazione fra le culture. 
La poesia è trasgressione, poiché ha in sé il valore di un’opera comune a tutti i popoli, in altre parole universale. Adonis si focalizza sul presente, grazie alla memoria del passato e alla speranza in un futuro da costruire in un’altra chiave.

La poesia è in grado di rispondere ai quesiti irrisolti della filosofia e della scienza, ha la forza passionale dell’amore e conduce l’uomo alla libertà, al dialogo con la propria dimensione più intima e più vera.

La poesia conduce alla felicità.

Selezione di poesie:

Immagino il mio amore come significato e forma

del significato: unità della rivelazione
e dell’occultamento dell’oggetto – si eleva e
discende, scompare
e ricompare, viene e va come luce, aria e colore,
respira col polmone dell’oggetto come l’oggetto
porta nelle
sue labbra la nostra assenza e sussurra attorno a
sé i suoi misteri
come fanno il vento e il sole quando
strappano l’abito del giorno dal corpo della terra.
Assenza
che si addentra nelle soglie della presenza
e come il mistero vive nel cuore della terra
e nell’oscurità delle radici.

da Cento poesie d’amore.

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Una cosa si era distesa nel cunicolo della storia
una cosa adorna, esplosiva
che trasporta il proprio figlio di nafta avvelenato
al quale il mercante avvelenato intona una canzone
esisteva un Oriente simile a un bambino che implora,
chiede aiuto
e l’Occidente era il suo infallibile signore.

Questa mappa è mutata
l’universo è un fuoco
l’Oriente e l’Occidente sono una tomba
sola
raccolta dalle sue ceneri.

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La rosa dell’alchimia

nel paradiso della cenere dovrei viaggiare

tra i suoi alberi nascosti,

nella cenere vi sono fiabe,

diamanti e un vello d’oro. 

Nella fame dovrei viaggiare, nelle rose,

verso la mietitura dovrei viaggiare,

riposare sotto l’arco delle labbra orfane,

nelle labbra orfane, nella loro ombra ferita

è la rosa dell’alchimia.

da Nella pietra e nel vento.

Alla prossima.

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