Controversi

Candido.

 

Non posso dirmi davvero ateo,

non sarebbe matematico

sbandierare verità

in piedi sul vetrino

con la luce puntata

di là del

microscopio.

Non posso dirmi davvero ateo

ma neppure devoto.

Non crederò

alle filosofie

insanguinate,

non appiccherò i roghi

inquisitori,

non partirò per le Crociate,

e per le vostre guerre sante.

 

Fratelli che non avrete la mia anima!

 

Io sono il cucciolo d’uomo

che guarda il cielo

alla prima goccia

di pioggia.

 

Sono il bambino nudo

che galleggia

nel grande diluvio universale.

Daniela Del Core@2015

Controversi

Rinascite.

 

A terra oramai arrugginite

le catene dello spirito strisciano,

le portiamo dentro dalla nascita

luce di neon negli occhi velati

fasce che stringono le ossa fragili.

Basterebbe una tenaglia robusta

entrare nella bottega del saggio,

camuffato da vecchio ferraio  e

pregarlo di recidere nel punto giusto

dove fa più male, a ogni salto

tentato in aria

stringono le catene,

a ogni giorno funesto

stringono e piagano,

a ogni notte passata insonne

stringono le catene,

fasciano strette un cervello molle

velano gli occhi di una fitta nebbia.

L’anziano ferraio recide

è un chirurgo dell’anima

recide offrendoti un caffè e

ti regala le chiavi di una nuova casa

che non ha porte

è senza finestre

trifogli sotto le scarpe

una scatola piatta,

il sole entra ed esce senza permesso

la luna bianca alberga ogni notte,

le piaghe guariscono con l’olio

fresco estratto di frantoio,

con il vino rosso versato

in una solitudine di voci,

nel fruscio delle stelle al soffitto

che è sparito e non ha più pareti

dove appoggiarsi.

Nessuno più può pressarti

e la fine è ancora lontana.

Daniela Del Core@2015

Controversi

Nel tempo.

Le mie mani nelle tue

corde per saltare, ponti tibetani,

calde e umide sui muri freschi e asciutti,

le tue mani piccole sporche di azzurro

intinte di terra rossa e di cieli inglesi

sulle mie guance bianche e fredde,

le tue mani nelle mie

chiassose di tamburelli e

scordate di chitarre picchiate,

le tue mani frolle di biscotti malfatti

che sbriciolano la mia fronte gelata

e i miei pensieri bloccati alla dogana.

Le mie mani nelle tue

corde per scalare montagne innevate

o grattacieli vetrati,

mani che scacciano i cattivi pensieri

che raccolgono le perle scartate,

i fiori sfrondati nel cesto delle erbacce,

mani che spaccano i calici soffiati.

Le mie mani nelle tue

piccole che cresceranno,

diventeranno rami

a coprire il sole

a riparare il vento

a levare il sasso

alto contro un orizzonte estraneo,

a volte con gioia

più spesso con astio.

Daniela Del Core@2005

Controversi

S-cultura.

Credo di aver litigato con gli aggettivi

me lo ripeteva spesso la maestra,

mettici più colore e calca la mano,

calca la mano sul foglio bianco

e mi doleva il polso e lo stomaco

il fiato sul collo che ho mal sopportato,

non mi riesce di essere allegra

mi perdoni se vesto soltanto di nero

mi perdoni se non mischio l’ocra nel terreno,

credo di avere smarrito le giuste parole

le combinazioni esatte

mi accompagnano intanto quelle sbagliate

si fanno beffe i verbi come vermi,

mi confondono il filo del discorso

e non scorro,

non riesco più a scorrere.

Credo di aver litigato con l’aria

non mi riempie il torace

sento di soffocare a volte

soffoco senza pensare

senza chiamare nessuno

perché nessuno risponde.

Me lo ripeteva spesso la maestra

devi cercare nelle crepe

devi frugare nelle pieghe,

ma non trovo che mosche volanti

sul muro e nel cielo

nei miei occhi visioni fugaci,

cerco stelle diurne per potermi orientare

il sole è un faro puntato che acceca,

mi brucia la pelle candida,

mi sento una statua a volte

a volte fingo di non capire

rimango immobile

inerme inerte silente e

faccio il sordo che non vuole sentire,

lo scemo che in guerra non vuole partire.

Me lo ripeteva spesso la maestra

dovevo scrivere,

riscrivere tutto per bene

per cento volte col gessetto sulla lavagna

fatto di gesso di bianco di statua,

le vesti infarinate

la faccia i capelli i piedi la mani

sono mutata lenta in una scultura disanimata.

Daniela Del Core@2005

Controversi

Di tutto un po’.

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– Musa Poetry Slam 2014

È un sapere frammentario il nostro,

senza un filo senza un nesso,

è un lancio di sabbia al vento

una coppa di mani che fa acqua

un fiato sordo nelle trombe otturate,

noi che sappiamo di tutto un po’

trivio quadrivio e federalismo,

un nulla cosmico che misuriamo nei grafici.

Data una retta e un punto e una direzione

otteniamo un vettore

che ci conduce

all’infinito

all’otto rovesciato

al rovescio di pioggia

al conato di vomito nella notte.

Noi che questo presunto sapere

lo certifichiamo in duplice lingua,

una la Madre,

e l’altra di uno Stato

che non sia lo Zimbabwe.

Infine signori

vi adornerete con garbo

conversando di finanza,

sarete le geishe dei vostri benefattori.

E mostrate comprensione,

o fingete di comprendere,

evitate la politica e

siate sopra ogni cosa tolleranti,

in cielo e in terra

sopportate,

e disteso il globo su una mappa,

ignorate che l’Oriente sia

una parte consistente,

che la Russia sia America-resistente,

e tracciati gli assi cartesiani

incontratevi cristiani,

imbattetevi a metà strada,

in-crociatevi nei quadranti,

croci-figgetevi

o croci-fuggite.

Daniela Del Core@2014

(poesia vincitrice Musa Poetry Slam 2014).

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– foto di Silvana Kuhtz
Controversi

Olocausti.

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E piantatela di mangiare carne

provate a piantarla nella terra

la carne non cresce

imputridisce e concima,

la carne non cresce sugli alberi

attecchisce alle ossa

allo scheletro di un corpo morto

o di un corpo vivo.

Piantatela di parlare di tagli pregiati

di teneri capretti rivoltati

di affondare la lama nell’anima,

un’anima non cristiana

che forse è soltanto un respiro

un soffio divino o alieno

ma una scintilla che trasmigra

o aleggia o cessa anch’essa.

 

Voi mangiate la vita e

scolate il sangue come vino,

vi recate dal medico

a sturarvi la coscienza che

ogni tanto si palesa si balena

anche quella divorata.

Dovreste vergognarvi

avete svuotato i mari dai tonni

i cieli dai tordi

vi siete ingoiati le stelle dai fondali.

Dovreste vergognarvi,

un fumo millenario

si leva dagli olocausti animali.

 

Dovreste ribellarvi.

Daniela Del Core@2015

Controversi

Quasi non mi muovo.

- foto da Pixabay

Sono una persona a chilometro zero,

quasi non mi muovo

vivo ancorata al pavimento,

quando mi hanno licenziata

ho finto la giusta tristezza,

ignorano gli altri

chi sono gli altri da noi?

che mi aggiro in casa contenta,

attendendo lo strabordio del caffè che ribolle

mentre sul vetro batte una pioggia

fine e bianca fatta di nebbia o forse è ovatta,

mi piace star ferma ancorata

e dalla finestra fuori osservo la gente

cosa resta della gente se ne

siamo esclusi, come sbattuti?

si muove l’economia verso vette più alte,

tutto si muove mentre fletto le gambe

afferro le mattonelle sconnesse

trovo appigli nuovi, raggomitolo a terra

perché anche la terra sento che muove

vola assieme alle nuvole

lanciata dentro al Sistema

verso altre galassie,

e lo spazio tutto si muove dentro qualcosa

o forse è sospeso nel vuoto,

tutto fila via e scivola verso un buco nero

un portale parallelo,

e tutti paiono allegri

tutti saltano e corrono, conigli che lavorano,

e non si accorgono che il tempo se li porta

se li porta via,

le mie lancette spostate all’indietro

ogni giorno arretro di un’ora per

sfuggire alla corsa folle di un intero universo.

Daniela Del Core@2015

 

 

Controversi

Vaneggiamenti.

 

Io non so se Hitler sia ancora vivo

e se Paul McCartney sia davvero morto,

non so se ogni giorno valga la pena di alzarmi

prendere le mie pillole per funzionare

per vivere ancora cent’anni.

Che senso ha invecchiare,

piuttosto morirei da giovane combattente

su un suolo glorioso,

non voglio ritrovarmi in fila alla posta

a picchiare sulla testa i pensionati.

Amleto che mi vieni in sogno,

tu pensa a Gesù che nasce e muore

dopo quattro mesi

ogni anno da duemila anni,

deve essere complicato.

Ora smetto di pensare,

ma tu dammi lo stesso

un cielo stellato

un bicchiere di vino

un caldo camino

un ciocco di ulivo

quattro baci

e le ruote a mezz’aria

di bambini incoscienti.

Daniela Del Core @2005

Controversi

Tutti giù per terra.

Contro chi parla a vanvera,

quanto vale la vostra vita?

Mettiamola sulla bilancia,

quanto vali tu che sparli al vento

di morti lontane e

di morti vicine?

Contro chi parla a vanvera,

quanto vale un siriano,

quanto un italiano,

e il francese seduto al Café

e l’americano che scendeva per le scale?

Quanto valgono le vostre parole

lanciate nell’etere come scorie

radioattive?

Contro chi parla a vanvera,

quanto vale il cordoglio dei parenti,

di una  madre che prega per il figlio,

per il figlio che ha perso la madre,

per un padre seduto al Bar,

in un’attesa congelata?

Contro chi parla a vanvera,

dovremmo stringerci in tondo

in assoluto silenzio,

e scacciare le bestemmie

e cantare strambe canzoncine,

per ricascare sulla Terra

da uomini e

da bambini.

Controversi

Sul coraggio. (che mi manca)

DDC
-foto di DDC

Quando cominciasti a ridere,

ti avevo detto che avrei scritto

una poesia sul coraggio,

te lo dissi con occhi limpidi

con un sorriso pieno

che si chiuse

implodendo

in una smorfia di dolore.

Sul coraggio;

cosa potrei dire sul coraggio

che non ho?

Forse potrei sulla mancanza

di una qualità che

mi avrebbe fatto comodo

nella vita quotidiana

per smontare le risa di sprezzo

che mi s’infrangono

dritte sul naso,

avrei potuto risponderti qualcosa,

intimarti di smettere,

torcere lo sguardo,

avrei potuto,

se non fosse per quest’assenza

di coraggio.

 

dal Coraggio, collana I SEMI di Poesia in azione, Secop 2015.