Controversi

11/01/16

 

Trovarti devi nel posto giusto con un abito

di rappresentanza, meglio un uniforme

che si capisca subito chi tu sia e cosa faccia

arrivare sulle vette di un successo planetario

incantare le masse come cobra dai cesti

un piede sullo squilibrio del funambolo,

passare per inferni visionari per paradisi slavati

espiare nessun dolore nessun dolore

devi essere un alieno, un non umano,

uno di quelli che cammina  sui teschi bianchi

sulle scapole di ossa, un monarca

splendente che canta musica celeste,

sempre più in alto con noi sotto che applaudiamo

il grande trapassato che passa anch’egli,

egli passa non ritorna o forse è intorno,

siamo tristi quando scopri che muore

l’ultimo eroe travestito di pelle elastica,

quale speranza per chi non crede?

quale speranza la musica riecheggia fantasmi

di voci, urli grida senza lo stesso effetto

dimesso triste sei un dimesso,  un impiegato

di concetto senza concetti senza pensieri con

la radio in testa connessa ai segnali universali

che non decifri non capisci il nesso il senso,

attendi un turno che non arriva,  avverti

profondo il distacco di chi ha potuto giocare

fino in fondo

di chi ha voluto cercare un altro modo

un gioco semplice a purgare gli anni e non solitari

attorno al tavolo degli avi accigliati,

la tristezza a starti una spanna sopra tutta la vita

sopra la tua testa incassata nelle spalle

a farsi leva sulle gambe capovolto

l’orizzonte a rivedere il sole e le altre stelle.

Dovresti rinascere mille volte da te stesso

per poterlo afferrare.

Daniela Del Core@2016

Controversi

Contemporanee.

 

Codici militari duri da decrittare,

le riconosci dalle sinestesie ardite

dalle risalite e dalle brusche discese per

significati insignificanti,

le riconosci dalle valli marine lasciate

a essiccare da un sole sotterraneo,

da un poeta sconnesso dal resto del mondo,

contenuti vaghi sull’altare di una forma

ricercata che cerca se stessa e non si trova,

non si trova la formula magica della poesia

perfetta limpida essenza cristallina

votata alla visione allucinata priva di sostanza,

al sesto senso empatico, al nervo simpatico,

sono un poeta della ricerca che cerca se stesso

e non si trova,

non mi trovo non mi ritrovo con le critiche

ipercritiche di un circolo di critici che

s’intendono tra loro che

mi tacciano scacciano dai loro circuiti

elitari,

i poeti volgari compresi dal volgo

stanno sulla sponda in ostaggio della

prosa e cede e rovina

il terrapieno sotto i piedi dei poetastri

mentre predica il pescatore analfabeta

la parola che gli si è rivelata,

rilancia l’imbianchino una strofa inventata,

imita l’imitatore

plagia il plagiante

cammina lo zoppo.

E muore Lazzaro a ogni rima.

Daniela Del Core@2015

Controversi

Liquidami.

Liquidami con un addio o

Inno alla gioia,

cospargimi il capo di cenere,

indossa il vestito più nero

sputa il boccone amaro dell’indifferenza

e ingoia le sorsate di mare

che si agita dentro le viscere afflitte

dal silenzio complice degli intellettuali.

Liquidami con parole antiche

sussurrate nelle orecchie degli illetterati,

scompigliami la giornata scandita

dagli uffici multi nazionalizzati,

stupisci il tabaccaio in corsa al ladro

di monete sonanti,

sorpassami accanto con la lentezza

degli ultracentenari e

con la saggezza dei nostri avi.

Liquidami d’argento fuso

fammi un urlo imbalsamato,

una statua di silicio sfarinato,

non darmi in pasto il tuo amore

omogeneizzato,

ché mi si rivolta l’universo presocratico,

la nonna nella tomba

il bisnonno deportato.

Liquidami di acqua mineralizzata

bagnami di pioggia non contaminata

trovami il bandolo della matassa impigliata

nella plastica contemporanea.

Liquidami di parole fatte pietre

di sassi come strali

di saette come segnali,

liquidami con i baci aggrovigliati

con gli abbracci ingarbugliati

come accordi musicali.

Liquid-ami.

Daniela Del Core@2015

Controversi

Bella.

Sei bella come una mela intatta

prima del peccato originale,

una bambolina seduta in dispensa

prima che il Serpente menta,

sei bella come una bicicletta

o una fragranza di pane

prima e durante il temporale,

sei bella come il sole che albeggia

prima del cicalio del cellulare.

Non credo sia il viso o il corpo o

lo spirito che pure si muove tra

le tue scarpe e il pavimento,

c’è un tetto di cristallo che scricchiola

sopra la tua testa che ti tiene salda

a terra e ti impedisce di volare

assieme alle nuvole nel cielo invernale.

Meriteresti di stare sopra i capi chini

e tristi che spuntano nei giorni di festa,

sei bella come il sabato prima di domenica

e che tu lo sia anche fuori è certo

che tu sia bella anche dentro.

Sei bella più di questo Natale.

Daniela Del Core@2015

Controversi

Abbiamo sbagliato tutto.

 

Abbiamo sbagliato tutto dal principio,

dapprima da quando siamo nati, ancora

cellule embrionali annaspavano in

un liquido caldo che ci solleticava

il naso e la bocca, già a quel tempo

sbagliavamo tutto sapendo di sbagliare,

qualcosa ci teneva legati al porto sicuro

era più che stupido scapparne a mezzanotte

o a mezzogiorno inoltrato, dovevamo restare

al chiuso, dovevamo fare un muro alto alto,

da quando sentivamo le lacrime salarci

la minestra serale e i sospiri come macigni

a comprimerci il diaframma e i bronchi

collassati, sapevamo bene, già conoscevamo

l’uscita e l’entrata il grazie e il prego

l’addio e l’arrivederci e l’a presto,

e il nome che nome metteremo? E la fretta

e la penna che non si trova e scompare

in una borsa sempre più grande

in un corridoio sempre più lungo

a cercare l’ufficio preposto,

a segnare il giorno il mese e l’anno

di quando sei nato e perché sei nato?

Se sapevi già tutto, sapevi già di sbagliare

al primo respiro la prima pacca sul sedere,

e luce bianca e salamelecchi e smancerie,

buio buio non è più buio, un coniglio

fuori dalla tana, ti ho fatto tana,

salta, salta tutti i giorni fino alla fine

che non sai quando finisce, sul banco

a essere giudicato bello brutto grasso

storto dritto scemo, senz’altro scemo,

se sapevi già di sbagliare, hai sbagliato

dal principio, dall’inizio, dal concepimento:

Signorina, prego, ti amo, anch’io e l’altare

delle promesse a vuoto frante o mantenute,

firmi e infili l’anello al dito, al dito che stringe

stringe la gola, il respiro affannoso, c’è

del liquido nella narice ed è strano che

respiri ingoiando, è strano che ingoi ricordi

come liquidi immagini luci embrionali,

sudi le tempie, qualcosa ti dice che stai sbagliando

già sai che sbagli se scegli e scegli di sbagliare

e di vivere e di morire e di rinascere

dal principio.

Daniela Del Core@2015.

Controversi

Ultime revisioni.

 

 

Io non credo sia così cattivo

questo Dio che di tanto in tanto

ci manda all’inferno

con un biglietto

sgualcito

di sola andata.

A volte l’ho sentito

lamentarsi

di essere stato troppo

affrettato,

nero su bianco e

dito su pietra,

la sua legge ora è

immutabile.

So che più volte ha tentato

di cambiare

le regole del gioco,

di trovare una falla sulle tavole,

una clausola minuscola,

una dimenticanza,

con puntuale durezza

respinte

da lobby di anime devote.

 

Per questo non credo sia così cattivo

questo Dio che ci è toccato.

 

A volte l’ho scorto dalla finestra

socchiusa,

più spesso sorpreso a

passeggiare nudo

sul suo terrazzo,

e tutt’intorno

una nube di fumo nervoso

disegnava nel cielo

possibili vie d’uscita.

Daniela Del Core@2015

Controversi

Un giorno la mia testa esploderà.

 

Un giorno la mia testa esploderà,

spunteranno i gigli selvaggi

da un vaso troppo stretto

costretto,

schizzeranno i rami stellati,

di reti neurali e di querce,

una tempesta di tortore

vorticherà dal cranio,

una visione di noi due

a cavalcare

ricordi di uranio.

Un giorno la mia testa esploderà

nel respiro di un neonato

si eleveranno i vapori,

danzeranno aironi in amore

i sogni prenderanno colore,

il vento scompiglierà i nervi tesi

come funi di ormeggi,

ritaglierò i tormenti.

Un giorno la mia testa esploderà

ne usciranno sentieri battuti

di vicoli ciechi e stretti,

bruceranno rimembranze,

e le risate e i lamenti

si confonderanno.

Un giorno la mia testa esploderà

come un vaso di coccio

sboccerà il mio cranio ristretto

in un giglio incolto.

Daniela Del Core@2015

Controversi

Mio caro John.

Baccano, baccano,

silenzio, silenzio,

schhhhhhhh,

che ha detto John alla radio

che ha detto John in Tv?

Che i giovani non vogliono lavorare

è vero!

anch’io ho smesso di cercare e

ho solo quarantanni.

Mio caro John non posso

scontarne altrettanti,

vieni giù John,

vieni a cercarmi e

prestami il tuo entusiasmo e

anche il tuo orologio

e forse le tue scarpe,

ché ci cammini comoda per un’ora.

Non sono neppure brutta,

vieni giù John e scambiamoci

un po’ di baci e un po’ di assegni,

facciamoci l’amore e

rivoltiamoci l’economia.

Vieni giù John che ti mostro

le botteghe chiuse

di artigiani falliti,

scendi giù a Bari John,

che ti mostro il deserto

dei Tartari,

incontriamoci John,

cento rampolli in piazza e

cento popolani,

guardiamoci negli occhi,

scambiamoci le carte

toccateci a sorte.

Siamo la tua Cenerentola,

sposaci John,

rendeci fertile di nuove speranze,

non startene solo a immaginare

mondi migliori,

non siamo neppure brutti,

e neppure sporchi,

e neppure cattivi,

nemmeno pigri John,

ti abbiamo pagato gli studi

con le tasse insanguinate.

Come siamo orgogliosi di te John,

no, non darci la tua birra,

baccano, baccano,

silenzio, silenzio,

schhhhhh,

ma che hai detto alla radio?

E non darci l’elemosina renzista,

non darci la tua calma chimica,

non vogliamo droghe

non vogliamo il calcio,

e neppure Lapo.

Rotola giù caro John,

rotola a Sud

ti aspettiamo come una sposa

all’altare,

fedele e devota

strapagata di dote.

da Le gazze disattente, Secop, 2016.

 

 

Controversi

Misur-azioni.

 

A volte mi chiedo perché

nascemmo liberi

con lunghi artigli

e piedi scalzi

su questo pomo maturo,

s p a z i    s c o n f i n a t i

prati e mari

cieli e campi

MONTI e abissi.

A volte domando della Spia

che suonò la campana,

che ci prese di forza

nella varechina

più volte

battezzati,

qualcuno che ci vestì di panni,

e con un orologio

ci scandì il tempo,

e non contento

prese la terra e

la divise in quarti

e poi in ottavi

la tagliò in due

la schiacciò ai poli,

edificò barriere,

muretti a secco

confini definiti a pastello

schiere di grattacieli,

tracciò i meridiani e

c’ingabbiò in stranianti

trapezi.

Mi telefonasti un giorno

urlandomi dove fossi finita,

consultai la cartina e

ti risposi:

“41 e 16” precisa,

a nord dell’equatore.

Sono quella che si sbraccia.

Daniela Del Core@2015