Trovarti devi nel posto giusto con un abito
di rappresentanza, meglio un uniforme
che si capisca subito chi tu sia e cosa faccia
arrivare sulle vette di un successo planetario
incantare le masse come cobra dai cesti
un piede sullo squilibrio del funambolo,
passare per inferni visionari per paradisi slavati
espiare nessun dolore nessun dolore
devi essere un alieno, un non umano,
uno di quelli che cammina sui teschi bianchi
sulle scapole di ossa, un monarca
splendente che canta musica celeste,
sempre più in alto con noi sotto che applaudiamo
il grande trapassato che passa anch’egli,
egli passa non ritorna o forse è intorno,
siamo tristi quando scopri che muore
l’ultimo eroe travestito di pelle elastica,
quale speranza per chi non crede?
quale speranza la musica riecheggia fantasmi
di voci, urli grida senza lo stesso effetto
dimesso triste sei un dimesso, un impiegato
di concetto senza concetti senza pensieri con
la radio in testa connessa ai segnali universali
che non decifri non capisci il nesso il senso,
attendi un turno che non arriva, avverti
profondo il distacco di chi ha potuto giocare
fino in fondo
di chi ha voluto cercare un altro modo
un gioco semplice a purgare gli anni e non solitari
attorno al tavolo degli avi accigliati,
la tristezza a starti una spanna sopra tutta la vita
sopra la tua testa incassata nelle spalle
a farsi leva sulle gambe capovolto
l’orizzonte a rivedere il sole e le altre stelle.
Dovresti rinascere mille volte da te stesso
per poterlo afferrare.
Daniela Del Core@2016
