
Giova ricordare che nei culti ebraici della Pasqua, ossia del passaggio dell’angelo della morte oltre le case degli ebrei durante l’ultima piaga sull’Egitto, i cristiani hanno letto la prefigurazione simbolica del Messia, l’Agnello Immacolato il cui sangue salva dalla morte e il cui sacrificio è perenne. Non a caso, il Cristo, che era ebreo (giova ricordare anche questo) identificò il pane con il suo corpo e il vino con il suo sangue. Lo diede ai discepoli, ordinando di far questo in ricordo del suo sacrificio. Non diede da mangiare carne di agnello, perché l’Agnello di Dio stava andando incontro alla sua morte, come un agnello al macello, ma una volta e per sempre. Detto questo, a voler essere cristiani, dovremmo consumare pane azzimo, erbe amare e vino non fermentato. Dovremmo poi sporcare gli stipiti delle nostre porte blindate, con il sangue dell’agnello sacrificato al Tempio e ricordare l’Esodo dall’antico Egitto.
Lasciate in pace gli agnelli!
Il tempo degli olocausti animali è terminato il 14 Nisan nell’ora nona, quando Cristo esalò l’ultimo respiro, dando la sua vita in sacrificio per riscattare l’umanità dal peccato, una volta e per sempre.
Il resto è tradizione consumistica. Risparmiamo il sangue degli agnelli, che “è cosa santissima“!
Una volta e per sempre.
Daniela Del Core.

