Attualità · Microstorie

Se la Meloni “deve” fare la mamma – Nuovi medioevi.

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– foto tratta da Google immagini.

A proposito della vicenda Bertolaso e Meloni, vi voglio raccontare quel che andavo riflettendo una mattina diretta a Bitonto per una convocazione di una supplenza, rubatami per un soffio.

Ascoltavo alla radio la sigla di un cartone animato giapponese datato 1976, anno in cui sono pure nata. Si tratta di un anime televisivo di genere mecha, prodotto dalla Toei Animation di 39 episodi, dal titolo Gakeen, magnetico robot.

Fu ideato da Shinobu Urakawa e Tomoyoshi Katsumada. La particolarità del cartone all’interno del filone dei robot magnetici, come anche la serie di Jeeg, era la fusione di due esseri umani, nello specifico un uomo e una donna. Da tale fusione, “nasceva” il nucleo del robot. Innegabili i riferimenti subliminali amorosi e sessuali, sottesi a tutta la trasformazione, una sorta di Ying e yang in versione robotica, si legge in Wikipedia. Vorrei soffermarmi prima sulla figura della donna di nome Mai, figlia dello scienziato Kazuki che sacrificò la sua giovinezza, per collaborare alla ricerca scientifica del padre. Mai si sottopose a tutta una serie di esperimenti per poter diventare l’Uomo Magnete Minus, la controparte femminile di Takeru nella formazione dell’invincibile Gakeen.

Ma non è sulla trama che voglio soffermarmi.

Mi soffermerò invece sulla sigla, scritta da Vito Tommaso, musicista e compositore classe 1937, ed eseguita dal gruppo musicale i Mini Robots.

Riflettevo sul testo di Vito Tommaso, scritto ve lo ribadisco, all’incirca trent’anni fa. E ve lo posto di seguito:

Un bel ragazzo con la sua ragazza,
profonda è questa solidarietà
la donna è più dolce ma sa anche soffrire
l’uomo è più forte ma sa anche morire,
ma uniti fanno una creatura più forte che mai [ che mai… ]Gakeen
magnetico robot, Gakeen magnetico robot, Gakeen
si avvitano in cielo le braccia sue, si saldano in cielo le gambe sue,
in cielo si forma il suo corpo ed ecco Gakeen, Gakeen…Ragazzo, se hai trovato la ragazza,
ricorda che a lei devi fedeltà,
la donna è più dolce ma sa anche punire,
e l’uomo, più forte, può pure soffrire,
ma in due si può andare più in alto, più in alto che mai [ che mai… ]Come Gakeen
magnetico robot, Gakeen
magnetico robot, Gakeen
si avvitano in cielo le braccia sue,
si saldano in cielo le gambe sue,
in cielo si forma il suo corpo
ed ecco Gakeen,
Gakeen…

Gakeen
magnetico robot, Gakeen
magnetico robot, Gakeen
si avvitano in cielo le braccia sue,
si saldano in cielo le gambe sue,
in cielo si forma il suo corpo
ed ecco Gakeen,
Gakeen…

Una bambina che ascoltava un testo simile, era pacificamente e naturalmente messa alla pari con un bambino. Non c’era differenza alcuna, Mai partiva alla guerra proprio come l’Agnese. In questo anime, la donna non coadiuvava il maschio, non lanciava i componenti da una navicella spaziale, ma partecipava alla creazione del Robot, della CREATURA invincibile. I due mondi, quello maschile e quello femminile, così diversi e apparentemente lontani, si fondevano in modo perfettamente complementare. Una bambina poteva sognare di diventare un robot combattente, alla stregua di un suo amichetto. Non solo. Vito Tommaso evidenzia con delicatezza e intelligenza le differenze tra i due sessi, senza mai cadere nel sessismo. Riconosce la dolcezza, l’accoglienza della donna, ma anche la sua capacità letale di punire, di spazzare via il male. All’uomo riconosce la sua forza ma anche la sua possibile sofferenza interiore.

Sì, ma questo che c’entra con la Meloni e Bertolaso? Forse niente. Forse tutto. Viviamo in un Nuovo Medioevo, in cui tutti con e senza titolo, cercano di ridefinire i ruoli, di rimarcarli, sempre a scapito dei più deboli, utilizzando la forza e la violenza. E sarà per l’associazionismo di idee, che mi è tornata alla mente una fotografia circolante nel web, un’istantanea che ritraeva le donne afghane negli anni sessanta.

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Fonte: http://www.theitalianeyemagazine.com/afghanistan-anni-60/

A volte le parole usate impropriamente fanno soltanto un po’ di rumore.

A volte purtroppo rievocano brutti fantasmi.

A volte le parole fanno politica e nel 2016 si arriva a questo:

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– foto donne afghane 2016, tratta da Google immagini.

 

Se l’onorevole Meloni “deve” fare la mamma, piuttosto che il sindaco.

Ps. Piuttosto non è usato in senso disgiuntivo!

Daniela Del Core.

 

Microstorie

La prospettiva dell’asino.

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La scorsa settimana ho dato dell’erba fresca da mangiare a un asinello rinchiuso dietro una staccionata. Quando mi sono allontanata, l’asino ha cominciato a ragliare, sembrava piangesse o forse mi chiamava. Sono tornata indietro e ha smesso. Ho ripreso a dargli da mangiare. Mi sono allontanata e ha ripreso a ragliare. Ho pensato fosse un furbo. E la cosa sembrerebbe finita lì. A distanza di una settimana, sono tornata nello stesso posto. Sono scesa distrattamente dalla macchina con mille pensieri in testa. Ora io di asini non ne capisco niente, di cani e gatti qualcosina. Il ciuco ha cominciato a ragliare a tutto spiano. La domanda che mi sono posta è stata: “Mi avrà riconosciuto?” E’ strano come le mie preoccupazioni si siano dissolte, c’era un asino che mi chiamava, forse mi si sta affezionando. E io a lui.