A cellulari spenti.

Noi si scrive per dimenticare

di dover rientrare a una certa ora serale

per non aver bevuto kvas

si scrive per scordare

certe giornate ingrate

ed è il pane a ingannare.

Ho regalato i peggiori versi

le parole difficili le ho sotterrate,

suggeriva la vicina frasi sconnesse

c’è molta miseria fuori e dentro,

un tramonto in cui scorgi una madonna qualsiasi

non ti consola dalla schiavitù.

I Cristi in croce fanno paura tra le quattro e le cinque

sarebbe bastato sorridere al pazzo,

conferire il rifiuto nell’apposito contenitore,

ignorare gli acari della polvere e

gli ascaridi dell’anima.

Tu però non mettermi in competizione,

ci si può esimere dalle graduatorie,

seminando grano

attendendo piogge.

Daniela Del Core@2019.

Sulla libertà d’opinione.

I capelli bianchi mi cascano sugli occhi

la quotidianità mi atterrisce

mi pervade al mattino e si insinua nelle pieghe cutanee

scrollarmene vorrei

ho tagliuzzato il poema come meglio ho creduto

ricordo la voce di una madre, la voce di una figlia

soffrivano solitudini immense

io faccio ridere se voglio

se posso faccio spettacoli improvvisati

ma ho un groppo che vuole sempre sciogliersi

piangere e andarsene al mare

mi dispiace avertelo detto

non ballerei sulla tomba di alcuno in fondo

ma la cattiveria deve essere gratuita per sortire effetti

a me non interessano gli uomini

non mi interessa Dio

mi interessa la frequenza l’onda l’umidità il pallore

la dilatazione delle pupille quando tutto si rabbuia

la contrazione del cuore quando resti solo con te stesso

il sangue che fuoriesce dalla ferita di un’arma qualsiasi

la perplessità sulla scelta di certi colori

di certi accostamenti di certi allineamenti

e dovresti tacere per sentirne la musica o un rumore metallico.

Ma non vuoi mai approfondire la radice nel vaso

ti piace estirparli

certi fiori che hanno la colpa d’essere compiuti e

dovresti solo applaudire o disperarti.

Daniela Del Core@2019

Ho corso più in fretta che potevo

C’era poco tempo da perdere

L’allarme sembrava essere arrivato all’ ultimo giro,

Prima che la nebbia ottundesse la logica

Sentivo che mi sarei potuta anche vendicare in modi orribili

E permettermelo cosa avrebbe comportato o peggio significato,

Ammettere che alla fine della guerra ho dovuto io firmare quel pesante armistizio

A salvare cosa? Vite? Amore? Un contratto firmato?

Ho caricato i cartoni con tutto quello che potevo portarmi via, ho scotchato le dita, ho fatto uno e più viaggi, avanti e indietro,

Devono aver pensato che cambiassi casa mentre invece cambiavo testa,

Ne avevo vista una in saldo a buon mercato

Diceva che non era soggetta a bug, a lag e Dio sa a cos’altro,

C’era un numero telefonico stampato sulla fronte in caso di bisogno d’aiuto, un numero verde ben gentili avrei detto,

Posso fare il reso, posso averne una sempre nuova purché in garanzia,

Solo dovevo tacere la cosa ai molti, svincolarmi il più possibile, evitare contatti sociali ravvicinati, vivere un low profile,

Qualche calmante può aiutare nel passaggio.

All’amata me stessa.

Daniela Del Core@2019

Di anni ne sono trascorsi e vorrei venirterlo a dire

che non furono gli alieni o un Dio qualsiasi venuto da chissà

quale parte remota e oscura della terra

non furono i fantasmi futuri quanto quelli passati

non fu per pigrizia o pavidità

la campanella suonava che bighellonavo di fuori,

pioveva e non c’erano gli ombrelli tascabili

i rimproveri te li aspettavi comunque sapevi di essere in torto

per una bazzecola qualsiasi avresti barattato la credibilità

a sfuggire l’ennesima ramanzina

non furono i popoli stranieri

non furono le caramelle degli sconosciuti

c’era una dottrina solida in fondo ai tuoi occhi

che ti pietrificava lo scatto in avanti del maratoneta

non avresti scritto alcunché di simile a Turgenev e

piangeranno la tua morte in quattro o cinque gatti,

i cani se ne andarono prima,

vorrei venirtelo a dire che ti giravano intorno sciacalli scattanti e profondissima indifferenza,

i tuoi sorrisi a vuoto i tuoi baci non ricambiati la mano non stretta il saluto non dato il riconoscimento negato

ti furono compagni fedeli.

Eppure ti amai come se tu fossi già prima,

scolpita nel marmo sbiancato,

ferma e immobile, da sempre assente.

Da suppliche profane.

Nonna resuscita e vieni a salvarmi
se non è possibile
chiamami a te
accanto a voialtri
con un fischio popolare

qui non è rimasto più nessuno

bruciano le fiamme dentro al corpo
non puoi toccarmi senza ferirti
non ti accorgi di null’altro
eppure i bottoni sono allineati
i capelli pettinati
il dolore in costante riarmo
a volte una scossa mi percuote e scarica
a terra il suo potenziale
la colazione consumata
le dosi dispensate
le guarigioni speranze monche
e dovrei essere grata
di non avere solo che questo cancro
dell’anima.
Si è raffreddata la Pupa e starnutisce
penso per liberarsi del bozzolo
l’afferro per i piedi
ogni volta vorrei lasciarla andare
ma mi riabita come un inquilino testardo.

Nonna vieni a rimproverarmi
di restare composta
e fracassami il capo con uno dei tuoi cucchiai di legno.

Dimmi che passa tutto come le Grandi Guerre,
dimmi che posso ricucire gli strappi
se mi procuro un ago un ditale e la freddezza chirurgica
delle tue massime semplici.

Daniela Del Core @2018.

di poco conto.

Sarebbepotutoessere un problema di poco conto se solo tu

fossi stato un altro essere anche animale anche vegetale

ti immagino bruco strisciante ben pasciuto e verdognolo in viso

l’avresti fatta breve in un battito delle tue ali nascenti

ti avremmo visto spiccare un volo semplice senza volute ardite senza epifanie

ti immagino bocca di leone in fiore impollinato mi avresti liquidato

oh come saresti stato lieve come avrei bisogno di questa incorporeità per vivere alla meno peggio

e invece il peso di tutto il dannato mondo con tutto Atlante a sostenerlo e le tartarughe d’appoggio con quelle stupide leggi fisiche da sussidiario scaduto

come avrei bisogno di un monsone diretto di nuova aria di nuova acqua che non venga dal solito fottuto ciclo idrologico

anche da Marte andrebbero bene molecole extraterresti per saggiarne il gusto l’odore il sapore

come vorrei e invece tutta la pedanteria della retorica spicciola

la zampa del pachiderma più ingombrante sul mio povero sterno

come mi hai mal ridotto la schiena stritolata dalle tue argomentazioni macchiavelliche esoteriche fallaci se ti potessi spegnere con un pulsante

se ti potessi ridurre a icona

se.

Daniela Del Core@2024

da Buongiornodottoreilsolito?

Semplice attaccarti a quei quattro titoli alla parete

trarne forza per aver lasciato una traccia in questo mondo

o aver lottato con i denti stretti sino a perderli

l’ossequio del riconoscimento sociale come un chiodo

Buongiornodottoreilsolito?

afferro anch’io l’importanza funzionale

dell’ottimizzazione dei tempi saltando le code,

tu però non confondere il sapere con il prestigio

la saggezza con l’abuso di potere

la retorica con la meschinità.

Nasci ambizioso come una scimmia parlante,

domani pubblicheranno un necrologio commovente

alla personalità di spicco turnante,

avanza il vuoto di valore nel formicaio.

Noi ci prenderemo cura degli orfani

da parte di padre, da parte di madre, da parte di Dio,

ci prenderemo cura degli insignificanti

che non compaiono in alcuna pagina di alcun libro

ci prenderemo cura della carne e dello spirito,

fuori dalle chiese o nei templi mentali,

ci prenderemo cura di noi,

in barba ai vostri populismi,

anche se poi non esiste un noi contro un voi

o un sopra sul sotto o un sotto che ascende,

o esiste e non lo afferriamo.

Daniela Del Core@2018.

Frammenti.

Arriva il giorno e anche il sole tramonta

stufo di attendere gli aiuti disattesi

abbiamo imparato a curarci da soli le ferite

a cucirci gli strappi nella rete e nella giacca

non piangiamo non ridiamo non parliamo nemmeno

cenni occhi ghigni smorfie pensieri spenti sul nascere

cicche di una possibile rivoluzione

pestati gli occhi peste le mani

non speriamo non disperiamo non viviamo non moriamo

la marea lo scirocco il nero il rosso

decerebrando più a sud più in fondo

dovevi accettare il compromesso il doppio turno

la mano morta l’occhio fisso il bagno guasto

respirare a tempo ogni tre ore

saltare non saltare cadere infine rialzarsi grati.

Daniela Del Core@2018.

Comandamenti sparsi.

Non scrivete poesie per provare a voi stessi

che trascendete le ovvietà volgari

per darvi un titolo che nessuno proprio mai

avrebbe mescolato la piperita con la nitroglicerina

non estirpate i fiori decorativi, non scacciate i sassi casuali,

non andate a caccia di metafore

non alzate la testa se non per l’azzurro di certe sfumature

dimenticatevi la caccia di farfalle al retino

non credete ai ricchi che si vestono male per mimetizzarsi tra la folla

non credete ai poveri che si lavano soltanto la domenica

finanziate pure a distanza, inquinate il giusto

e ringraziate il padrone.

Daniela Del Core@2019

Che cosa non ho dimenticato? da Nostalgie persistenti.

non ho dimenticato la parola mamma e l’occhio di nonna

e il cielo nero e il temporale estivo

i sandali nelle pozzanghere

le calzette bianche traforate alle caviglie

ginocchia sbucciate come cipolle affocate

e il bimbo nuovo del campeggio che apparve solo tre giorni come il Cristo

per poi sparire tra i nostri boccagli e braccioli forati.

ricordo frittelle dolcissime

irriproducibili

credimi

adesso.

Daniela Del Core@2019