Controversi · Eventi dal vivo

Talento da poeta – Daniela Del Core ex aequo con Carmela Piscopo.

DanielaDelCore
– io.

Talento da poeta della Secop edizioni  di Corato è una sorta di gara poetica estemporanea in più tappe, al termine della quale, la giuria di esperti decreta tra i partecipanti, i finalisti che potranno accedere alla serata finale, che quest’anno si terrà Giovedì 23 Giugno 2016, nel corso della Notte Bianca della Poesia. Al vincitore della Serata Finale, sarà dato in premio la pubblicazione di una silloge poetica, all’interno della Collana SECOP Start.

Ciò premesso, ieri si è disputata nel Palazzo della Cultura a Modugno, la seconda tappa di Talento da poeta all’interno della quale vi è stata la presentazione de L’impero d’inchiostro di Giuliano De Santis, rapper e performer di Poetry Slam, vincitore dell’edizione Talento da poeta 2015.

Un ringraziamento particolare ai poeti e performer Andrea Bitonto e Donatella Gasparro per la declamazione dei loro testi.

I vincitori:

ieri ho vinto ex aequo con una poetessa alla sua prima performance estemporanea, Carmela Piscopo.

E siccome il mio spazio vitale è la poesia, vi posto quella con cui ho vinto:

Ai nati di donna.

Gli uomini e le donne sono uguali

cambia soltanto qualcosa nel corpo

e nella mente mi pare poco sufficiente

per porgerla in sposa a dieci anni

infiocchettata da nastri

o infilata nella nera iuta,

perché l’uomo si veste e la donna si difende

l’uomo si sveste e la donna si denuda

l’uomo lavora e la donna si adempie,

uguali davanti alla legge ma non troppo

diversi ma non troppo simili

se è debole la donna

schiacciata nel mortaio degli uomini,

se una donna pensa con la propria testa

e non con le teste d’altri

deve muoversi da consumata spia sovietica

in una folla di maschi accalorati

un ninja in trasparenza a sfuggire sguardi

parole inopportune

giudizi etici politici e sociali,

deve la donna in bilico con otto braccia

parare i colpi e raccogliersi da sola

per strada deve raccogliere le sue quattro ossa

i pochi stracci

la sua valigia

scappare emigrare farsi largo

sulla scala sociale

sfondare il tetto dell’inferiorità

combattere contro la mediocrità di taluni

che la vogliono a casa inerme inerte

come un gas incolore inodore anestetica,

donna che assente col capo

donna che diventa capo,

crudele donna al comando che

non trova un uomo che la domi

una giovane puledra che recalcitra

che quasi t’implora lo schiaffo

come i cavalli la frusta o

i buoi il giogo sul collo

per essere meglio condotti.

Gli uomini e le donne sono uguali

solamente un quid pericoloso

uno scarto periglioso

sotto l’addome più sotto l’ombelico

dal quale tutti nascemmo,

per una sorta di amnesia

non ricordiamo il ventre collettivo

la donna col bambino

al quale non si apre il corridoio

si nega la precedenza

la destra l’antecedenza,

se è il sole che sta fermo o

è la luna a girargli intorno

se nacque prima la gallina e dopo

soltanto dopo nacque l’uovo.

Daniela Del Core@2016

Stay tuned…

Attualità

Il sacrificio dell’Agnello, una volta e per sempre.

 

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– foto tratta dal sito Fondazione Veronesi.

Giova ricordare che nei culti ebraici della Pasqua, ossia del passaggio dell’angelo della morte oltre le case degli ebrei durante l’ultima piaga sull’Egitto, i cristiani hanno letto la prefigurazione simbolica del Messia, l’Agnello Immacolato il cui sangue salva dalla morte e il cui sacrificio è perenne. Non a caso, il Cristo, che era ebreo (giova ricordare anche questo) identificò il pane con il suo corpo e il vino con il suo sangue. Lo diede ai discepoli, ordinando di far questo in ricordo del suo sacrificio. Non diede da mangiare carne di agnello, perché l’Agnello di Dio stava andando incontro alla sua morte, come un agnello al macello, ma una volta e per sempre. Detto questo, a voler essere cristiani, dovremmo consumare pane azzimo, erbe amare e vino non fermentato. Dovremmo poi sporcare gli stipiti delle nostre porte blindate, con il sangue dell’agnello sacrificato al Tempio e ricordare l’Esodo dall’antico Egitto.

Lasciate in pace gli agnelli!

Il tempo degli olocausti animali è terminato il 14 Nisan nell’ora nona, quando Cristo esalò l’ultimo respiro, dando la sua vita in sacrificio per riscattare l’umanità dal peccato, una volta e per sempre.

Il resto è tradizione consumistica. Risparmiamo il sangue degli agnelli, che “è cosa santissima“!

Una volta e per sempre.

Daniela Del Core.

Controversi

Per celia, ma non troppo.

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–  foto di Daniela Del Core

 

Lui mi ama è certo

è noto ai più che ci conoscono

e sono forse in pochi

ma che mi ama è sicuro

perché mi ha regalato un cingolato,

uno di quei Suv con cui puoi schiacciare

le vetture delle altre donne,

microscopiche

usate e logore di anni,

ferme nei box dei vecchi signori,

arrugginite dentro e fuori e nel cuore

del motore che gratta e non spinge.

Che Lui mi ama è indiscusso

perché circolo su un carroarmato gommato

per strada mi scansano gli  uomini diffidenti

che non possono amarmi in tal guisa,

che non possono fidarsi della mia guida

e della mia cucina o dei miei sbagli

grossolani e dei raschi

sulle fiancate rinforzate.

Che Lui mi ama è assodato

da tempo so che è un decerebrato

che sacrifica la sua pelle per la mia

che mi monta gli airbag sotto ai piedi

e sulla fronte che spesso picchio contro pali immaginari.

Mi ha montato dei sensori tutti intorno

perché non mi vengano a sbattere e a urtare

i cattivi pensieri, i ciclisti saltuari,

i pedoni accecati per la fame e la fretta,

i motori roboanti che fanno solo fumo

come un pugno duro dritto negli occhi.

Che lui mi ama è lampante

lampeggiante e roteante per l’occasione,

sono a bordo di un’astromacchina spaziale

per il troppo amore.

Daniela Del Core@2016

Attualità · Microstorie

Se la Meloni “deve” fare la mamma – Nuovi medioevi.

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– foto tratta da Google immagini.

A proposito della vicenda Bertolaso e Meloni, vi voglio raccontare quel che andavo riflettendo una mattina diretta a Bitonto per una convocazione di una supplenza, rubatami per un soffio.

Ascoltavo alla radio la sigla di un cartone animato giapponese datato 1976, anno in cui sono pure nata. Si tratta di un anime televisivo di genere mecha, prodotto dalla Toei Animation di 39 episodi, dal titolo Gakeen, magnetico robot.

Fu ideato da Shinobu Urakawa e Tomoyoshi Katsumada. La particolarità del cartone all’interno del filone dei robot magnetici, come anche la serie di Jeeg, era la fusione di due esseri umani, nello specifico un uomo e una donna. Da tale fusione, “nasceva” il nucleo del robot. Innegabili i riferimenti subliminali amorosi e sessuali, sottesi a tutta la trasformazione, una sorta di Ying e yang in versione robotica, si legge in Wikipedia. Vorrei soffermarmi prima sulla figura della donna di nome Mai, figlia dello scienziato Kazuki che sacrificò la sua giovinezza, per collaborare alla ricerca scientifica del padre. Mai si sottopose a tutta una serie di esperimenti per poter diventare l’Uomo Magnete Minus, la controparte femminile di Takeru nella formazione dell’invincibile Gakeen.

Ma non è sulla trama che voglio soffermarmi.

Mi soffermerò invece sulla sigla, scritta da Vito Tommaso, musicista e compositore classe 1937, ed eseguita dal gruppo musicale i Mini Robots.

Riflettevo sul testo di Vito Tommaso, scritto ve lo ribadisco, all’incirca trent’anni fa. E ve lo posto di seguito:

Un bel ragazzo con la sua ragazza,
profonda è questa solidarietà
la donna è più dolce ma sa anche soffrire
l’uomo è più forte ma sa anche morire,
ma uniti fanno una creatura più forte che mai [ che mai… ]Gakeen
magnetico robot, Gakeen magnetico robot, Gakeen
si avvitano in cielo le braccia sue, si saldano in cielo le gambe sue,
in cielo si forma il suo corpo ed ecco Gakeen, Gakeen…Ragazzo, se hai trovato la ragazza,
ricorda che a lei devi fedeltà,
la donna è più dolce ma sa anche punire,
e l’uomo, più forte, può pure soffrire,
ma in due si può andare più in alto, più in alto che mai [ che mai… ]Come Gakeen
magnetico robot, Gakeen
magnetico robot, Gakeen
si avvitano in cielo le braccia sue,
si saldano in cielo le gambe sue,
in cielo si forma il suo corpo
ed ecco Gakeen,
Gakeen…

Gakeen
magnetico robot, Gakeen
magnetico robot, Gakeen
si avvitano in cielo le braccia sue,
si saldano in cielo le gambe sue,
in cielo si forma il suo corpo
ed ecco Gakeen,
Gakeen…

Una bambina che ascoltava un testo simile, era pacificamente e naturalmente messa alla pari con un bambino. Non c’era differenza alcuna, Mai partiva alla guerra proprio come l’Agnese. In questo anime, la donna non coadiuvava il maschio, non lanciava i componenti da una navicella spaziale, ma partecipava alla creazione del Robot, della CREATURA invincibile. I due mondi, quello maschile e quello femminile, così diversi e apparentemente lontani, si fondevano in modo perfettamente complementare. Una bambina poteva sognare di diventare un robot combattente, alla stregua di un suo amichetto. Non solo. Vito Tommaso evidenzia con delicatezza e intelligenza le differenze tra i due sessi, senza mai cadere nel sessismo. Riconosce la dolcezza, l’accoglienza della donna, ma anche la sua capacità letale di punire, di spazzare via il male. All’uomo riconosce la sua forza ma anche la sua possibile sofferenza interiore.

Sì, ma questo che c’entra con la Meloni e Bertolaso? Forse niente. Forse tutto. Viviamo in un Nuovo Medioevo, in cui tutti con e senza titolo, cercano di ridefinire i ruoli, di rimarcarli, sempre a scapito dei più deboli, utilizzando la forza e la violenza. E sarà per l’associazionismo di idee, che mi è tornata alla mente una fotografia circolante nel web, un’istantanea che ritraeva le donne afghane negli anni sessanta.

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Fonte: http://www.theitalianeyemagazine.com/afghanistan-anni-60/

A volte le parole usate impropriamente fanno soltanto un po’ di rumore.

A volte purtroppo rievocano brutti fantasmi.

A volte le parole fanno politica e nel 2016 si arriva a questo:

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– foto donne afghane 2016, tratta da Google immagini.

 

Se l’onorevole Meloni “deve” fare la mamma, piuttosto che il sindaco.

Ps. Piuttosto non è usato in senso disgiuntivo!

Daniela Del Core.

 

Controversi

Re spinta.

Rosseggia il sole fuori

bambagia bianca il mio intelletto

mi aggrappo alle tue parole

che trasudano verità distillate,

sei il mio Oracolo post-moderno,

ti lasci contemplare negli occhi

e sulle labbra che si schiudono appena,

vorrei entrare nel tuo regno di luce

afferrare un respiro compassionevole,

strapparti un briciolo di amore

che ti agita la nuvola dei riccioli neri,

vorrei un upgrade con ghiaccio

per potenziare i pensieri virtuosi,

vorrei il download tramite abbraccio,

mi sento fiacco come un vecchio relitto

annegato nel dolore e colonizzato

dal corallo rosso nella bruma

azzurra e limpida e marina,

la tua gelida stretta di mano

il tuo tepore che mi precludi

la serenità che non mi doni

il tuo non amarmi cronico

il tuo rifiuto costante come lo sgocciolio

di un rubinetto atrofico,

c’è nebbia dentro questa casa

una bolla di sapone opaca

c’è del sangue trattenuto

un bloody mary non bevuto

un grumo di rimorsi e rancori

lo strozzo del rivolo deviato

che non arriva al cuore

si è dissolto come in un lampo

elettrico il tuo sorriso che

scioglie la formula in una tazza

fumata e deformata in cui

x e y si equivalgono

in un cerchio di giada.

 

Daniela Del Core@2016

Scrittura creativa

Riflessioni domenicali.

 

In un certo senso la poesia permette di deragliare dalla massificazione, dal controllo mentale, dal pensiero unico e uniformante, la vedo come una sentinella sulla torre che grida al dissenso, che non si rassegna alla bassa marea, alle sabbie mobili che se la vogliono fagocitare. La poesia non ha neppure bisogno del nostro dispiacere di vederla confusa con confessioni intimistiche e casalinghe, perché ha la forza di farsi riconoscere in mezzo a dieci versi messi in croce.

Daniela Del Core.

Eventi dal vivo · Su gentile concessione.

Valenzano Poetry Slam

Avatar di Donatella Gasparrodove vanno le mosche quando piove

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Undici mesi fa capitavo al primo poetry slam* della mia vita. Dopo essermi imbattuta in una decina di slam, una finale nazionale, un centinaio di poeti/slammer/performer da tutta Italia, un album italiano di spoken word, una squadra di poeti/slammer/performer pugliesi agguerriti ed entusiasti, capito a vestire per la prima volta i panni dell’MC, in occasione del Valenzano poetry slam, quinta tappa pugliese del Campionato LIPS – Lega Italiana Poetry Slam.
– Sì, va bene, e quindi, che vuoi dire? –
Voglio dire: capitateci. Che siate poeti, rapper, appassionati, spassionati, curiosi: capitate ad uno slam. Per scoprire un modo partecipato, collettivo, vivo di fare poesia. Per aprire le finestre e fare entrare ventate di aria fresca. Per lasciarvi ispirare, per emozionarvi, per ridere. Per conoscere un sacco di belle persone.
Capitate ad uno slam!
In sostanza: ci vediamo il 25 marzo al Centro Cultura di Valenzano (BA).

* Il…

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Eventi dal vivo · Su gentile concessione.

Salento poetry slam 2016. Il video.

Il 26 febbraio 2016 al Salento Fun Park di Mesagne si è tenuta un’altra tappa importante del Campionato regionale Poetry Slam 2015-2016, indetto dalla Lips. I maestri cerimonieri sono stati Flavio Zen e Mario Badino. Purtroppo, non ho potuto né partecipare né assistere, ma l’artista e poeta Flavio Zen ha postato nel suo blog, un video rappresentativo che invito a guardare.

Auguro a tutti buona visione.

Di seguito, posto il video della splendida serata:

La prossima tappa a Valenzano.

A breve i dettagli.

Per approfondimenti, che cos’è un Poetry Slam?

 

Attualità

Una donna non più donna.

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E’ strano come in un giorno come questo, mi sia ritrovata a rispondere a un post di una donna che sosteneva che l’utero nel quale si è concepiti non è importante, così come non lo è il latte materno. Scriveva proprio così, che il latte materno non è fondamentale. E come si affitta l’utero, si affitta anche il seno, e mal che vada c’è il latte in polvere o il latte di soia. Ecco a tutte le donne che oggi festeggiano l’emancipazione femminile da una condizione di sfruttamento e di sottomissione, a tutte quelle donne che ora dicono che l’utero è come un rene e che il latte è come la soia, dico: “Dovete sperare che il latte proveniente da animali d’allevamento (INTENSIVO O MENO) dal quale si ottiene il latte artificiale non si esaurisca mai, che le aziende produttrici godano sempre di buona salute, che non manchi mai acqua potabile, che ci sia sempre la corrente elettrica, che abbiate lo sterilizzatore biberon sempre a portata di mano e attenzione ai black-out. Se tutte queste condizioni dovessero verificarsi contemporaneamente, se siete in fuga da un paese in guerra o semplicemente vivete la fame in un paese povero, attaccate il bambino al seno. E’ l’unico modo per salvarlo. Se il latte manca, sperate in una balia generosa. Se manca la balia, il piccolo semplicemente muore. Il latte materno è fondamentale. In assenza di montata lattea e in presenza di problemi medici, le donne fortunate possono intervenire con latti alternativi o con la banca del latte. Il latte materno è prezioso. Scartarlo a priori o svalutarlo, mi sembra una cosa del tutto insensata. Ricordate anche questo oggi!

Pillole dolorose di storia:

Nel 1764, l’anno della fame, furono introdotti nella “ruota” dell’Annunziata di Napoli, 4.675 bambini. Sul totale degli immessi, la percentuale dei morti fu del 75%, ossia 3.500 vite recise sul nascere. Le cause furono di certo l’insufficienza di balie e di latte, il sovraffollamento e la diffusione delle malattie per contagio.

Per approfondimenti, Senza famiglia a cura di Giovanna Da Molin, Cacucci Editore, 1997.