Controversi

Misur-azioni.

 

A volte mi chiedo perché

nascemmo liberi

con lunghi artigli

e piedi scalzi

su questo pomo maturo,

s p a z i    s c o n f i n a t i

prati e mari

cieli e campi

MONTI e abissi.

A volte domando della Spia

che suonò la campana,

che ci prese di forza

nella varechina

più volte

battezzati,

qualcuno che ci vestì di panni,

e con un orologio

ci scandì il tempo,

e non contento

prese la terra e

la divise in quarti

e poi in ottavi

la tagliò in due

la schiacciò ai poli,

edificò barriere,

muretti a secco

confini definiti a pastello

schiere di grattacieli,

tracciò i meridiani e

c’ingabbiò in stranianti

trapezi.

Mi telefonasti un giorno

urlandomi dove fossi finita,

consultai la cartina e

ti risposi:

“41 e 16” precisa,

a nord dell’equatore.

Sono quella che si sbraccia.

Daniela Del Core@2015

Controversi

Candido.

 

Non posso dirmi davvero ateo,

non sarebbe matematico

sbandierare verità

in piedi sul vetrino

con la luce puntata

di là del

microscopio.

Non posso dirmi davvero ateo

ma neppure devoto.

Non crederò

alle filosofie

insanguinate,

non appiccherò i roghi

inquisitori,

non partirò per le Crociate,

e per le vostre guerre sante.

 

Fratelli che non avrete la mia anima!

 

Io sono il cucciolo d’uomo

che guarda il cielo

alla prima goccia

di pioggia.

 

Sono il bambino nudo

che galleggia

nel grande diluvio universale.

Daniela Del Core@2015

Controversi

Rinascite.

 

A terra oramai arrugginite

le catene dello spirito strisciano,

le portiamo dentro dalla nascita

luce di neon negli occhi velati

fasce che stringono le ossa fragili.

Basterebbe una tenaglia robusta

entrare nella bottega del saggio,

camuffato da vecchio ferraio  e

pregarlo di recidere nel punto giusto

dove fa più male, a ogni salto

tentato in aria

stringono le catene,

a ogni giorno funesto

stringono e piagano,

a ogni notte passata insonne

stringono le catene,

fasciano strette un cervello molle

velano gli occhi di una fitta nebbia.

L’anziano ferraio recide

è un chirurgo dell’anima

recide offrendoti un caffè e

ti regala le chiavi di una nuova casa

che non ha porte

è senza finestre

trifogli sotto le scarpe

una scatola piatta,

il sole entra ed esce senza permesso

la luna bianca alberga ogni notte,

le piaghe guariscono con l’olio

fresco estratto di frantoio,

con il vino rosso versato

in una solitudine di voci,

nel fruscio delle stelle al soffitto

che è sparito e non ha più pareti

dove appoggiarsi.

Nessuno più può pressarti

e la fine è ancora lontana.

Daniela Del Core@2015

I grandi poeti viventi

A proposito di Yang Lian.

Il suo lavoro è un ponte tra la tradizione cinese e il modernismo occidentale. La portata della sua immaginazione è sorprendente.  Yang Lian è uno dei più grandi poeti della nostra epoca.

– Klaus Rifberg (scrittore, editore, critico letterario danese)

Come accennavo in questo altro mio post, inizierò il mio viaggio virtuale tra i poeti viventi, dal cinese Yang Lian.

Vi darò qualche breve coordinata per inquadrare l’uomo e il poeta.

Yang Lian è nato in Svizzera nel 1955, ma ha trascorso l’infanzia e la sua adolescenza in Cina. Dopo il tragico massacro di Piazza Tienanmen, ha lasciato il suo paese natale per vivere a Londra in esilio dal 1997. Ha pubblicato molte raccolte di poesie, libri di prosa e saggi. Nel 1999 ha vinto in Italia il Premio internazionale Flaiano, e nel 2014 il Premio Internazionale Capri. L’opera con cui ha conquistato il pubblico occidentale è Dove si ferma il mare.  E’ stato candidato al Premio Nobel per la letteratura nel 2002.

La poesia di Lian è caratterizzata da lunghi poemi che mostrano il legame profondo con la poesia classica, che conta migliaia di anni di storia.

Se siete a digiuno di letteratura classica cinese, vi rimando a un articolo molto interessante che descrive a grandi linee e con semplicità, i tratti distintivi. Quello che posso brevemente accennare, è che la poesia cinese è un dipingere con le parole la bellezza della natura, come in un quadro di Monet. L’impressionismo poetico colpisce direttamente il sistema nervoso come il guardare un semplice tramonto senza bisogno di inutili panegirici. Lo spettacolo della natura e degli uomini che in esso si anima, non necessita di alcuna metafora. Forse perché la natura è la metafora stessa della nostra esistenza o ne facciamo parte e basta. Che senso avrebbe appesantire i versi poetici, di inutili concetti e di perché metafisici?

Stavo seduto a bere e non mi accorsi del buio

finché cadenti petali m’empirono le pieghe dell’abito.

Ebbro, mi alzai, camminai verso il ruscello lunare;

gli uomini erano rari e gli uccelli non c’erano più.

Li Po. (701-662)

Tornando ai poeti viventi, specifico che non amo le definizioni come il più grande, il più bravo, e via discorrendo, ma la rete e il web sì. Sono andata a spulciarmi alcune poesie di Lian e di seguito pubblicherò soltanto quelle che mi hanno colpito particolarmente.

Perché come si dice tra gli slammer, il punto non è il poeta, ma la poesia. Bisognerebbe sempre dare la precedenza all’opera di un autore e poi all’autore stesso di cui potremmo anche ignorarne il volto. Ed è inutile che vi ricordi il problema della traduzione soprattutto nella poesia. Quello che però più mi premeva conoscere, a parte la forma e lo stile, erano i contenuti. Ed è proprio da quelli che mi sono fatta suggestionare nella scelta delle liriche.

Tre poesie di Yang Lian:

LA TOMBA DEI SAGGI
Non possono far altro che discutere di capre
lentamente sorseggiano un the il crepuscolo si addensa
persino su uno strato di aghi di pino la luna oscilla

l’albero che profuma di pino si sostiene solido
l’ombra dei monti circostanti diffonde il cinguettio del giorno
una panca di pietra verde rinchiude il viaggiatore

Nell’ascolto attento viene tolto loro l’accento
una tazza di porcellana raddensa la lontananza come giada
quando leggera si appoggia ancora tiepida e trasparente.
——————————————————

VICINATO

una poesia dei vivi è quanto di più vicino ai morti
una possibile tomba nascosta in cielo
come un’impossibile soffitta        chiude a chiave nella polvere
un ragno o una mosca
i cadaveri sono scatole intagliate che i fantasmi prenotano per abitarvi
aspettando che la mia mano       quando si apre lasci impronte
il topo della scala appena calpestato ritorna in vita

luce risvegliata cent’anni fa
che con stridule grida    taglia via l’ombra della fantasia del poeta
una nuvola in piedi sulle tegole
abituata a decomporsi in caviglie grigiastre
declama quanto di più vicino ai vivi
e come reliquie che rovistano fra le mie dita
esibisce     la vergogna che ogni uomo dovrebbe sentire.

—————————————————–

GIA’ LETTO.

nei cimiteri cinesi i pini respirano così come crescono
ma il vento cambia tranquillo la direzione della giornata
l’aratro va avanti e indietro fino alla fine del campo
verde fertile libro di agosto
la vita semina i semi dei morti

la notte tutte le stelle viaggiano in un pozzo di giada

per tutta l’estate leggi una biografia
l’ombra del pino è immersa nell’acqua
una sedia piena d’acqua è incisa in un bassorilievo
il mare lontano va in collera da solo
canti di uccelli inondano il cielo quasi non cantassero
leggi come se non avessi letto niente

c’è solo l’arte che scuote un pomeriggio e lo rende nero.

Perché ho scelto queste poesie?

Dovrei rispondere per i concetti, per il senso della tragedia umana. E invece vi risponderò: “Per l’utilizzo di alcune immagini”.

Una panca di pietra verde… raddensa la lontananza come giada… una possibile tomba nascosta nel cielo… una nuvola in piedi sulle tegole… una sedia piena d’acqua.

La scorgete la pittura impressionista?

Per chi volesse una più ampia panoramica della poesia contemporanea cinese, la casa editrice Einaudi ha pubblicato nel 1996 un’antologia di diciotto autori tra cui anche Yang Lian, a cura di Claudia Pozzana e Alessandro Russo, che negli ultimi vent’anni si sono distinti nel panorama letterario cinese, dal titolo “Nuovi poeti cinesi”.

18003591_yang-lian-la-poesia-della-libert-1
– foto tratta da google
Controversi

Nel tempo.

Le mie mani nelle tue

corde per saltare, ponti tibetani,

calde e umide sui muri freschi e asciutti,

le tue mani piccole sporche di azzurro

intinte di terra rossa e di cieli inglesi

sulle mie guance bianche e fredde,

le tue mani nelle mie

chiassose di tamburelli e

scordate di chitarre picchiate,

le tue mani frolle di biscotti malfatti

che sbriciolano la mia fronte gelata

e i miei pensieri bloccati alla dogana.

Le mie mani nelle tue

corde per scalare montagne innevate

o grattacieli vetrati,

mani che scacciano i cattivi pensieri

che raccolgono le perle scartate,

i fiori sfrondati nel cesto delle erbacce,

mani che spaccano i calici soffiati.

Le mie mani nelle tue

piccole che cresceranno,

diventeranno rami

a coprire il sole

a riparare il vento

a levare il sasso

alto contro un orizzonte estraneo,

a volte con gioia

più spesso con astio.

Daniela Del Core@2005

Controversi

S-cultura.

Credo di aver litigato con gli aggettivi

me lo ripeteva spesso la maestra,

mettici più colore e calca la mano,

calca la mano sul foglio bianco

e mi doleva il polso e lo stomaco

il fiato sul collo che ho mal sopportato,

non mi riesce di essere allegra

mi perdoni se vesto soltanto di nero

mi perdoni se non mischio l’ocra nel terreno,

credo di avere smarrito le giuste parole

le combinazioni esatte

mi accompagnano intanto quelle sbagliate

si fanno beffe i verbi come vermi,

mi confondono il filo del discorso

e non scorro,

non riesco più a scorrere.

Credo di aver litigato con l’aria

non mi riempie il torace

sento di soffocare a volte

soffoco senza pensare

senza chiamare nessuno

perché nessuno risponde.

Me lo ripeteva spesso la maestra

devi cercare nelle crepe

devi frugare nelle pieghe,

ma non trovo che mosche volanti

sul muro e nel cielo

nei miei occhi visioni fugaci,

cerco stelle diurne per potermi orientare

il sole è un faro puntato che acceca,

mi brucia la pelle candida,

mi sento una statua a volte

a volte fingo di non capire

rimango immobile

inerme inerte silente e

faccio il sordo che non vuole sentire,

lo scemo che in guerra non vuole partire.

Me lo ripeteva spesso la maestra

dovevo scrivere,

riscrivere tutto per bene

per cento volte col gessetto sulla lavagna

fatto di gesso di bianco di statua,

le vesti infarinate

la faccia i capelli i piedi la mani

sono mutata lenta in una scultura disanimata.

Daniela Del Core@2005

I grandi poeti viventi

I più grandi poeti viventi. Chi sono?

A volte ci penso, non so voi.

Come in una stupida gara infantile, chi è il poeta più grande? Chi è quello più bravo? Ognuno risponderà in base a i suoi gusti o alle sue reminiscenze scolastiche.

Qualcuno troverà da ridire sull’aggettivo “bravo”. Già mi pare di sentire le varie obiezioni: il poeta non deve essere bravo, il poeta deve veicolare un messaggio, il poeta è colui che si batte civilmente, o per dirla con le parole di T.S. Eliot, è colui che nello scrivere se stesso, scrive del suo tempo. Ultimamente ho trovato una splendida definizione di Flaubert sui grandi poeti:

I più grandi, i rari, i veri maestri, compendiano in sé l’umanità; senza preoccuparsi di sé o delle proprie passioni, annullando la loro personalità per assorbirsi in quella degli altri, essi riproducono l’Universo, il quale si riflette nelle loro opere scintillante, vario, molteplice, come un cielo specchiantensi tutt’intero nel mare, con tutte le sue stelle e tutto il suo azzurro. G.Flaubert

La domanda si complica se aggiungiamo quel participio presente.

Si complica perché siamo abituati a pensare ai poeti, o agli scrittori più in generale, come a dei cari estinti, a dei morti sepolti e trapassati da secoli, che ci guardano come statue, che spuntano dalle antologie, dai ritratti, dalle fotografie in bianco e nero.

dante-769834_1920
– Dante, Piazza, Italia, Napoli.

E quindi capita che ci pensi e sono giunta a una conclusione. Prima ancora di scrivere grandi poesie e prima ancora di morire più o meno incompresi, i poeti nascono. E quando un poeta nasce, in qualche modo vive.

Anche il poeta ha un corpo. | Mangia. Invecchia. | Anche il poeta è stretto | nella sua triste carne. Fernanda Romagnoli.

Dove si trovano i poeti che vivono? Dove posso incontrarli? Dove posso leggere qualcosa della loro produzione, che non sia tristemente “postuma”?

Per questo ho deciso di scrivere un articolo su un poeta che non fosse già morto. Su tutti i grandi poeti ancora vivi e vegeti. Se provate a digitare il più grande poeta vivente sul motore di ricerca google, vedrete apparire nella cronologia di ricerca, anche le varie nazionalità. L’anno scorso, a Capri fu premiato il più grande poeta cinese vivente, Yang Lian, più volte candidato al Premio Nobel. Chi di voi conosce la poesia cinese e quella giapponese o indiana? Trovandomi io da questa parte di mondo, ho pensato fosse cortese iniziare questo viaggio virtuale tra i poeti viventi, proprio dall’Oriente, per poi passare all’Europa, all’America, fino a completare il giro del mondo.

Ogni settimana mi dedicherò a un grande poeta vivente.

E voi se volete, fatemi pure compagnia.

Ps. Per i poeti già trapassati, aprirò in seguito una categoria apposita per un viaggio, si spera sempre virtuale.

Si accettano suggerimenti per la definizione di categoria.

Alla prossima.

Controversi

Di tutto un po’.

10734230_10205442515886403_2801285490999071782_n
– Musa Poetry Slam 2014

È un sapere frammentario il nostro,

senza un filo senza un nesso,

è un lancio di sabbia al vento

una coppa di mani che fa acqua

un fiato sordo nelle trombe otturate,

noi che sappiamo di tutto un po’

trivio quadrivio e federalismo,

un nulla cosmico che misuriamo nei grafici.

Data una retta e un punto e una direzione

otteniamo un vettore

che ci conduce

all’infinito

all’otto rovesciato

al rovescio di pioggia

al conato di vomito nella notte.

Noi che questo presunto sapere

lo certifichiamo in duplice lingua,

una la Madre,

e l’altra di uno Stato

che non sia lo Zimbabwe.

Infine signori

vi adornerete con garbo

conversando di finanza,

sarete le geishe dei vostri benefattori.

E mostrate comprensione,

o fingete di comprendere,

evitate la politica e

siate sopra ogni cosa tolleranti,

in cielo e in terra

sopportate,

e disteso il globo su una mappa,

ignorate che l’Oriente sia

una parte consistente,

che la Russia sia America-resistente,

e tracciati gli assi cartesiani

incontratevi cristiani,

imbattetevi a metà strada,

in-crociatevi nei quadranti,

croci-figgetevi

o croci-fuggite.

Daniela Del Core@2014

(poesia vincitrice Musa Poetry Slam 2014).

1460985_10205297165058102_117190600450085593_n
– foto di Silvana Kuhtz
Scrittura creativa

Scuole di scrittura creativa.

“Tutti i programmi di scrittura creativa dovrebbero essere aboliti per legge”.  Kay Boyle  (insegnante di scrittura creativa a San Francisco).

2015-12-03 11.38.56
– foto DDC

Apprendo da Wikipedia, non avendo un’esperienza diretta sul campo, che nelle scuole di scrittura creativa, insegnanti con competenze comprovate nella pratica della scrittura, spiegano ai propri studenti le tecniche, che sono alla base delle produzioni scritte di tipo artistico o creativo (come ti de-costruisco il racconto, come te lo ricostruisco, come ti riscrivo una poesia e cose così).

Apprendo sempre dal web, che quegli stessi scrittori che decidono di insegnare scrittura creativa per mantenersi da vivere, sono i primi a non credere assolutamente che l’Arte possa essere insegnata nelle università, e che uno scrittore creativo non sia un vero “scrittore”.

Le prime scuole di scrittura creativa nascono all’interno delle università negli Stati Uniti d’America intorno al 1915. Tra i primi studenti possiamo ritrovare alcuni grandi scrittori americani, che in seguito sono diventati a loro volta insegnanti, quali Jack Kerouac, Allen Ginsberg, Francis Scott Fitzgerald, Ernest Hemingway, Raymond Carver, Philip Roth.  Leggendo questi nomi, chiunque con velleità artistiche sarebbe invogliato a partecipare a un corso di scrittura creativa. Ma dopo quasi cinquant’anni di corsi e master universitari, l’America è ora la prima a processarsi, con un verdetto poco lusinghiero: tanti scrittori creativi che scrivono, ma ahinoi, non pubblicano, tanti romanzi pubblicabili, per tanti lettori latitanti.

Nel frattempo però, dato che il resto del mondo importa dall’America tutti i modelli, anche quelli dichiarati fallimentari, perché brama sbagliare nello stesso identico modo (o forse immagina di avere migliore fortuna, vedi alla voce fast food), questi corsi si sono diffusi in tutto il globo e sono approdati anche in Italia. Dalle opinioni lette nei vari siti e blog letterari, traspare che di là dalle ambizioni e presunti sogni di gloria, è l’esperienza umana a essere particolarmente apprezzata, ossia la possibilità di condividere un sogno con altre persone. Per chi invece cerca la strada più semplice per pubblicare un best-seller, farebbe meglio a reimpostare il suo navigatore satellitare.

Come già sappiamo, non basta frequentare la bottega di Domenico Ghirlandaio per diventare un Michelangelo Buonarroti. Padroneggiare le tecniche e i mezzi espressivi non può e non deve essere causa sufficiente per fare “letteratura”. La letteratura non è una mera cornice o una rappresentazione statica del reale. Non è un esercizio di stile. La letteratura è sempre e comunque portatrice di un messaggio. Vale a dire che l’aspirante scrittore che frequenta il master di scrittura più prestigioso, deve avere sempre e comunque “qualcosa da dire”, un “messaggio”. Sì, mi obietterete, ma che significa avere qualcosa da dire?

Che Agnese sia andata alla guerra o meno, per noi che l’abbiamo letto, credo sia stato importante capire la motivazione che a un certo punto l’ha spinta, vecchia e grassa com’era, a montare sulla sua biciclettina. E’ importante che ci sia una forza che animi i personaggi, che li spinga verso strade che sin dalle prime pagine, non avremmo mai osato credere percorribili. Un romanzo scritto bene e impeccabile da un punto di vista formale, ma vuoto di contenuto, è tutto fuorché “Arte”. Non comunica, non stimola, non commuove, non salva, non condanna, non spaventa, non terrorizza. E soprattutto non si ricorda. E’ un uomo anonimo, che si confonde in una folla anonima. Non è un vecchio insegnante che trascina il passo lento sotto l’ombra di un cappello nero in un mattino di neve, tra i ragazzi che corrono verso i cancelli della scuola, perché ha ancora qualcosa da dire ai suoi alunni. Per dirla con le parole dello scrittore e critico letterario americano, Dwight Macdonald, siamo ormai così offuscati dall’how to do it, dalla cultura manualistica del “come farlo”, che non ci si chiede più il “perché lo si fa”. La domanda sarebbe quindi non già: “Come scrivere un romanzo?” ma “Perché scrivere un romanzo?”.

Credo che chiunque si accinga a frequentare un valido corso di scrittura, debba sempre avere presente questa verità. L’utilità dei laboratori credo sia indubbia nel miglioramento delle proprie capacità espressive, e non già per pubblicare il capolavoro letterario assoluto di tutti i tempi.

Per quest’ultimo, ci vuole imperfezione e una buona dose di controsenso: si vorrebbe dire ma si preferisce tacere, si sussurra ma non si svela, si cerca di insinuare ma non si afferma, si è sul punto di mostrare lo snodo, con un pizzico di razionalità e una gran voglia di scompaginarsi, di stracciarsi assieme le pagine del libro, ci vuole l’intuizione del genio, il talento della formica, il canto della cicala.

Per fare un tavolo…

Daniela Del Core@2014

 

Per approfondimenti:

http://www.corriere.it/cultura/09_agosto_14/manera_fabbriche_di_illusioni_9bd6b880-88a5-11de-a986-00144f02aabc.shtml

http://www.linkiesta.it/blogs/la-frusta-letteraria/creative-writing-annotazioni-sulle-scuole-di-scrittura-creativa-1

 

 

Controversi

Olocausti.

images

 

E piantatela di mangiare carne

provate a piantarla nella terra

la carne non cresce

imputridisce e concima,

la carne non cresce sugli alberi

attecchisce alle ossa

allo scheletro di un corpo morto

o di un corpo vivo.

Piantatela di parlare di tagli pregiati

di teneri capretti rivoltati

di affondare la lama nell’anima,

un’anima non cristiana

che forse è soltanto un respiro

un soffio divino o alieno

ma una scintilla che trasmigra

o aleggia o cessa anch’essa.

 

Voi mangiate la vita e

scolate il sangue come vino,

vi recate dal medico

a sturarvi la coscienza che

ogni tanto si palesa si balena

anche quella divorata.

Dovreste vergognarvi

avete svuotato i mari dai tonni

i cieli dai tordi

vi siete ingoiati le stelle dai fondali.

Dovreste vergognarvi,

un fumo millenario

si leva dagli olocausti animali.

 

Dovreste ribellarvi.

Daniela Del Core@2015