Controversi

Ho bisogno.

Ho bisogno di acqua e di farina

di fango per l’impasto

ho bisogno di un tavolo e

di questa pianura inaridita,

di mani che lavorino l’argilla

di parole che leniscano

ho bisogno di un sorriso contro i declivi

ho bisogno di una terra e di un porto

di una linea apparente tra il sopra e il sotto

tra il futuro e il presente,

ho bisogno della distesa che muove

piccole onde di vetro riflettente,

ho bisogno di un finale consistente,

di una rosa senza ogm,

di anime animate da una buona intenzione

di una rifrazione

di un pensiero stellato

ho bisogno del calore di un gesto, l’occorrenza di un cenno.

Ho bisogno di altro e di questo.

Daniela Del Core@2016

Controversi

Vite sostenibili.

woman-1262164_1280

Lo so che sono fuori dal mondo

che non faccio girare l’economia che gira

che mi fermo a ogni pié sospinto

per pensare a come migliorare,

lo so che sono fuori dal lavoro

e da certe logiche di mercato

perché me ne sto a sorridere tra i suoi giocattoli

a sfornare il pane anziché comprarlo

a spuntare i semi anziché gli impegni,

lo so che mi sono presa il lusso

di non lavorare troppo che stanca,

il tempo sconfinato del non dover far niente

al di fuori del vivere e del crescere,

siamo le briciole dei nostri biscotti

viviamo in un acquarello senza fine

senza attese senza pause

siamo uno scroscio d’acqua che sorride,

c’è sempre tempo per pagare

non c’è poi tempo per vivere bene

adesso per vivere bene,

per vivere.

Adesso.

 

 

Controversi

?Anime dubbiose.

fotodiDanielaDelCore.jpg
– foto di Daniela Del Core.

Ci rincontreremo in qualche modo

in uno di quei cortili di luce pomeridiana

con il cuore in leggera malinconia

per l’abbozzo crepuscolare,

ci rincontreremo alla foce di un fiume purissimo

gocce evaporate nel turchino

con il latrato di un cane secolare

una corda per saltare su una gamba soltanto

la boccia a colpire il boccino

la barba di un padre che spunta all’angolo

il sorriso fiero di una madre

e non sapersi né vivi né morti

se sono cotti i biscotti o ancora crude

le nostre anime,

dove vanno le nostre anime viventi?

Muoiono nel corpo ed emigrano rondini

verso il Maghreb affacciato sull’Atlantico

a ventilare la sabbia?

Ritornano alla fonte come

salmoni nella corrente dolciastra?

Ci rincontreremo in qualche modo

nel corso e nell’andare e nel venire

da qualche parte in quale guisa

ci rincontreremo al fine felici

e ci ritroveremo aghi nei pagliai galattici

negli attici dei Signori forse

nei giardini edenici o

nei limbi nostalgici.

Dove se ne vanno le nostre anime viventi?

Daniela Del Core@2016.

I grandi poeti viventi

Ol’ga Aleksandrovna Sedakova, poetessa russa.

 

download
– foto google immagini.

Sventurato,

Colui che conversa con l’ospite e pensa al lavoro  di domani:

Sventurato,

colui che fa il suo lavoro e pensa di essere lui a farlo

e non che  il raggio o l’aria sia a guidarlo

come il pennello, la farfalla, l’ape…

Olga SEdakova

Olga Sedakova, nata a Mosca nel 1949, è una delle voci più intense della poesia russa contemporanea, degna erede della tradizione dei grandi poeti russi del Novecento come Anna Achmatova, Osip Mandel’stam e Josif Brodskij.

Il suo pensiero, lucido e penetrante, è sempre stato fortemente radicato nella sua coscienza religiosa e poetica, posizione difficile che l’ha condotta in un passato non molto remoto a scrivere e a pubblicare la sua produzione poetica in condizioni di clandestinità, e scomoda al regime, internata in un ospedale psichiatrico come malata di mente. Tra gli anni settanta e ottanta, i suoi versi presero a circolare nei cosiddetti Samizdat, edizioni di una letteratura non ufficiale, pubblicate e diffuse nella ristretta cerchia urbana e, in seguito, riportate nelle principali riviste russe specializzate sia in Estonia che in Russia. Le poesie della Sedakova furono tradotte in diverse lingue quali inglese, italiano, tedesco, francese, svedese, olandese, ebraico, albanese, serbo, greco, finlandese, polacco e cinese. Nel 1986, a Parigi, venne pubblicata la  sua prima raccolta di poesie, per la Russia bisognerà attendere il 1989.

Attualmente, Ol’ga Sedakova insegna alla Facoltà di Filologia dell’Università di Mosca.

La raccolta delle sue opere in due volumi è stata pubblicata a Mosca, nell’edizione russa En Ef K’ju/Tu Print. L’opera comprende, in millecinquecentotrenta pagine, tutti gli scritti più importanti in trent’anni di attività, sia in versi che in prosa. Il primo volume, dedicato all’opera in versi, comprende cinquecento pagine di poesie, il secondo volume invece è dedicato alla prosa, e si apre con un racconto autobiografico, Pochvala poezii (Elogio della poesia). Nella sezione dalle Traduzioni dalle letterature straniere in lingua russa, sono presenti opere scelte da Dante (autore di riferimento per la poetessa “teologa”, Petrarca, San Francesco, Properzio, Flaminio, Lewis Carroll, Eliot, Ezra W.L. Pound, Emily Dickinson, Victor Hugo, Rainer M. Rilke, Paul Celan. 

La sua poesia è stata definita una poesia dello sguardo e del cammino, un cammino simbolico tra molte presenze, un andare lungo una strada tortuosa, quasi dantesca.  “E’ l’ora di andare là dove, ogni cosa è di compassione”. La Sedakova guarda all’uomo che cammina verso Dio. Con gli occhi, guarda ai pini nani, i salici piangenti ascolta con le orecchie una barca non legata (che) non urta a lungo sulla riva,  e giunge a toccare il centro nevralgico della vita, il cuore pulsante, oggi siamo tutti qui, ma domani?, e il cuore si allarga sino a comprendere tutto lo spazio reale. La poesia della Sedakova mira alla salvezza dell’anima.

Conoscete voi

i pini nani, i salici piangenti?

Una barca non legata

non urta a lungo sulla riva –

e non c’è gioia

per ciò che è stato

e né dolore;

oggi siamo tutti qui, ma domani, chi può dirlo?

e né ragione;

soltanto le anime sono impeccabili

modeste, ardite, e caritatevoli,

un’estasi semplice

niente la può fermare,

un’estasi sempre

tramonta come il sole.

Una barca non legata

naviga senza pensare,

un ramo spezzato

ricrescerà, si, ma non sotto questo cielo.

 


E’ la poesia in cui si parte per la riva bianca, e conversando tra i sassi, attraversando l’acqua e di pianeta in pianeta, attraverso gli elementi, e tra la terra e il cielo, Là tutti, si dice, s’incontrano, imbiancati dalla via lattea.

Per la riva bianca, per la fredda nuvola stellare,

si dice siamo partiti, e noi partiremo un giorno:

di sasso in sasso attraversando l’acqua,

di pianeta in pianeta attraversando la distanza,

come voce passa di nota in nota.

Là tutti, si dice, s’incontrano, imbiancati

dalla via lattea.

 

Quante volte – l’ammetto – sulla soglia proibita

si è avvicinato il cuore, quante volte ha fissato

promettendo ad un ignoto qualcuno:

 

nessuno mi cerca, nessuno s’addolorerà,

né pregherà: rimani con me!…

 

Oh, non è per un dolore terrestre ch’è così miracoloso al di là

della porta della terra.

Ma perché non vogliamo, non vogliamo i propri peccati,

perché è tempo di andare

a chiedere scusa per tutto,

 

poiché nessuno sopravviverà

senza questo pane che manda splendore.

E’ tempo di andare là dove

tutto è compassione.


E’ tempo di andare e chiedere scusa per tutto, perché noi niente di niente sappiamo, guardando a ogni cosa, in una continua ottica metaforica, per giungere a poche verità utili.

Degli altri noi nulla sappiamo.

Dall’ombra guarda d’ogni cosa,

come acqua dal pozzo profondo

o dietro una stella, la nonna:

 

-Noi niente di niente sappiamo,

né quel vedemmo ridire…

Andiamo mendiche tu ed io,

e se non daranno, ringrazia.

 

Degli altri noi nulla sappiamo.

 

Alla prossima.

 

 

Controversi

Cronache dal Terzo Millennio.

12036573_1124048637624468_7781075510267401998_n
– per gentile concessione di Francesco Malavolta, il fotografo dei migranti.

 

Anche i bambini smisero di cantare

in una guerra trascinata

era abituale piangere e stridere

nel fango strascicare i passi lenti

usuale il silenzio funereo dei passeri

l’esplosione rossa di uomini

tra flash di fotografi e tripudi di telecamere

graffiarsi la pelle nei rovi di more

sotto il volo dei rondoni,

era frequente nel terzo Millennio

il sospetto e la nera diffidenza

il morso nello stomaco tra fame e terrore

la sete che prosciugava la Provvidenza

il sacco in spalla e le stelle da soffitto

attraversare un mondo diverso

dai confini spinati

attendere un via, un permesso

fare istanza all’esistenza

sulla terra che rivoluzionava da secoli

presentare la domanda a

riunire la famiglia

qualcuno aspettava di radunare la famiglia

attorno un tavolo di legno caldo,

bambini cessavano i girotondi

assieme agli adulti in viaggio per mari ostili

dismettevano i giochi come vecchie vetture

in viaggio per alture sconfortanti,

da lontano filari di scudi in plastica

prendevano vita tra giubbotti militari

a ogni piè sospinto, a ogni preghiera di perdono,

era consueto dall’altra parte della barricata

sentirsi impotenti

scuotere le sottane dei politicanti che

giocavano a nascondino dietro le tende oscuranti

intercedere per gli indifesi

sentirsi impauriti al battere di ciglio

allo sbattere di una persiana azzurra,

di certo faceva comodo a qualcuno

il rischio calcolato, il rischio contenuto

il cane che mordeva la mano del padrone

il padrone incerto prima dello sparo,

tremavano anche loro

senza ammetterlo,

si impettivano nelle camice bianche

nei discorsi inamidati

nella redingote di lana tinta

dichiaravano guerra lanciando bombe nell’aria

come coriandoli di acciaio al tramonto.

 

Ricevevamo cronache dal Terzo Millenio

sotto una coperta di lana grezza

da un Medioevo risorto.

Daniela Del Core@2016

Scrittura creativa

I SEMI di Poesia in azione.

Che cos’è Poesia in azione?

Sul sito si legge che Poesia in azione è un’utopia, un progetto nato per seminare la poesia ovunque, per far atterrare dappertutto le parole che infuocano gli animi. Io aggiungerei che questa utopia, questa splendida chimera ha pian piano messo radici in un terreno fertile di idee e di menti creative e che questo progetto fortemente voluto dall’instancabile Silvana Kühtzha preso finalmente forma e colore.

Poesia in azione è stato quindi il sogno di Silvana Kühtz, docente all’Università di Matera, poetessa con Trenta giorni una terra una casa per Campanotto editore, in qualità di vincitrice del Premio Alfonso Gatto 2014. Un sogno personale che ha contagiato altre menti, un germoglio che è cresciuto ed è fiorito in un albero sempreverde.

Poesia In Azione è Poesia, è Concerto sensoriale,è Poetry Slam, è Clessidra, è laboratorio-spettacolo, è incontro e gioco.

Ma non solo.

Grazie alla collaborazione con la Secop edizioni, nasce la collana I SEMI di cui Silvana è curatrice. Si tratta di libretti, costituiti da dodici poesie, in cui di volta in volta sei poeti diversi sono chiamati a scrivere due poesie sul tema scelto. Sono stati pubblicati sino ad ora cinque Semi.

Il primo tema scelto è AMORE
I primi sei poeti d’AMORE sono: Andrea Bitonto, Marthia Carrozzo, Piero Sansò, Gioia Perrone, Giuseppe Semeraro, Ilaria Seclì.

Il secondo tema scelto è CORAGGIO
I sei poeti di CORAGGIO sono: Franco Arminio, Daniela Del Core, Federico Faloppa, Claudia Fofi, Gianpaolo G. Mastropasqua, Max Ponte.

Il terzo tema scelto è LIBERTÀ
I sei poeti di LIBERTÀ sono: Giulia Basile, Giulia Chianese, Simone Di Biasio, AnnaMaria Farabbi, Maria Grazia Palazzo, Besnik Sopoti.

Il quarto tema scelto è PACE
I sei poeti di PACE sono: Marco Annicchiarico, Daniele Campanari, Antoine Cassar, Francesco Paolo Del Re, Maria Greco, Silvia Rosa.

Il quinto tema scelto è AMICIZIA
I sei poeti di PACE sono: Mario Badino, Angela De Leo, Lucia Diomede, Marzia Ercolani, Dora Luiso, Eleonora Sasso.

Se volete I SEMI, potete comprarli online a questo link.

Costano due euro l’uno.

E ora vi lascio alla splendida panoramica di queste immagini, dietro alle quali ci sono i sogni, le vite dei poeti, il lavorio della mente, la forza di una volontà poetica generatrice.

libricino amore

libricino coraggio

libricino libertà

pace

amicizia

 
 Alla prossima.
Controversi

La trottola.

12794615_927170920737526_1828095522183935614_n
– dipinto di Cinzia Locatelli.

 

 

Di certo chi si avvita su se stesso

mostra il panorama di una trottola vorticosa,

non distende il popolo su una mappa colpita

dalla luce lunare che ridisegna i confini,

a presentare inedite letture

soluzioni e indizi

utili all’umanità tutta che se ne serve.

A chi mai servirà il brontolio isterico

del poeta piangente sulla sua condizione di salice?

Sarebbe meglio lo scroscio nervoso sulla foresta

il rumore della neve sui continenti

il mare tutto che si agita all’unisono,

che ce ne faremo di un singolo applauso,

di un verso complicato al bambino perplesso

non trova la trottola che si è persa

si è fatta poeta sulla carta crespa.

Che se ne faranno del poeta piangente

salice a perdere le foglie precarie

su un lago traslato nel cielo?

Daniela Del Core@2016

Controversi

Una donna.

 

Ti perdono l’affetto e parto

so esserti dolorosa questa mia

voglia di sfuggirti come da una trappola

ti perdono l’amore al napalm

la campana di vetro cresciuta a mia misura

un giorno l’ho spaccata nel punto frangibile

una nebbia di cristalli implose sulla testa

una festa di brillantini ricadde a terra

è stato bello guardare oltre la bolla

il sapone gli occhi mi arrossava d’acqua,

ti perdono l’amore che mi hai dato

denso come melassa

da rimanerci impigliati per giorni interi

a non muovere un passo verso una libertà

che mi spettava

che tardava alla fermata,

ti perdono questa colpa che dici non esser tale

che dici non esser tua,

è mia

è mia che non capisco le logiche di mercato

le strategie a doppio fine

i falsi mandati i falsi attentati,

ti perdono il mastice con cui mi hai

incollato le ali

per tenermi a terra per tenermi a terra

a bassa quota

a non poter giocare in alto con i gabbiani

che esistono ancora e li vedo.

Farmi un’ala di colomba vorrei

una piuma di aquila

per librarmi via da te

quercia resinosa radicata fin dentro

al centro della terra

che non mi hai fatto mai volare

che non mi hai fatto mai volare.

Perdona questa mia facile condanna

mi è più semplice adesso guardarti

invecchiare

allentare la stretta e scivolare via da te

sono un pattinatore maldestro

che sublima sul ghiaccio,

mi  hai scombinato il cervello

riordinarlo è incastrare le tessere a caso

le incastro a caso e scivolo o volo o scio.

I grandi poeti viventi

Tre poesie di Adam Zagajewski, poeta polacco.

foto poeta polacco
– Adam Zagajewski e Wislawa Szymborska

 

La sconfitta.

Davvero sappiamo vivere solo dopo la sconfitta,
le amicizie si fanno più profonde,
l’amore solleva attento il capo.
Perfino le cose diventano pure.
I rondoni danzano nell’aria,
a loro agio nell’abisso.
Tremano le foglie dei pioppi,
solo il vento è immoto.
Le sagome cupe dei nemici si stagliano
sullo sfondo chiaro della speranza. Cresce
il coraggio. Loro, diciamo parlando di loro, noi, di noi,
tu, di me. Il tè amaro ha il sapore
di profezie bibliche. Purché
non ci sorprenda la vittoria.

Le falene.

Le falene ci guardavano attraverso la finestra
chiusa. Le falene ci guardavano,
seduti al tavolo, con uno sguardo ardente
più intenso delle loro fragili ali.

Resterete per sempre fuori,
dietro il vetro. E noi saremo qui, all’interno,
sempre più all’interno. Le falene ci guardavano
attraverso la finestra chiusa, in agosto.

Kierkegaard su Hegel

Kierkegaard diceva di Hegel: ricorda qualcuno
che erige un enorme castello, ma vive
in una semplice capanna, lì nei pressi.
Così l’intelligenza abita in una modesta
stanza del cranio, e quegli stati meravigliosi
che ci furono promessi sono ricoperti
di ragnatele, per ora dobbiamo accontentarci
di un’angusta cella, del canto del carcerato,
del buonumore del doganiere, del pugno del poliziotto.
Abitiamo nella nostalgia: Nei sogni si aprono
serrature e chiavistelli. Chi non ha trovato rifugio
in ciò che è vasto, cerca il piccolo. Dio è il seme
di papavero più piccolo al mondo.
Scoppia di grandezza.

 

Per approfondimenti, leggi qui.